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sabato 10 ottobre 2015

L'acclarata superiorità morale della sinistra

Il caso Marino è una cartina di tornasole. Se ci sono momenti in cui l'indiscutibile superiorità morale della sinistra sulla destra si manifesta nel modo più chiaro, beh, sono proprio questi: l'elettore di sinistra vuole l'amministratore ladro fuori dai piedi (e, se è del caso, in galera), anche se è il suo "candidato", mentre l'elettore di destra vuole buttare via la chiave dell'amministratore di sinistra anche quando è soltanto un sospetto ladro (quindi in assenza di processo, e persino di imputazione), ma difende i suoi ladri fin dopo la condanna (in quel caso il delinquente è "perseguitato", mica cazzi :). Eh, sì, è una superiorità morale decisamente acclarata.

domenica 27 settembre 2015

"Che Dio ci conservi il comunismo!" (K. Kraus)

Nel 1920, a un anno dall'assassinio di Rosa Luxemburg, la rivista di Kraus, "Die Fackel", ricevette, da parte di una ricca signora ungherese, una lettera in cui si dileggiava la dirigente comunista. Traggo dalla risposta di Kraus a questa "bestia" (così giustamente la definisce lo scrittore: evidentemente, la vocazione dello sciacallo è nel DNA della destra) il seguente piccolo brano (che cito da K. Kraus, "Elogio della vita a rovescio" [p. 126], volume della benemerita, ancorché funestata da refusi, collana "I grandi classici dell'umorismo" del Sole 24 Ore):

[...] il comunismo come realtà è semplicemente la reazione a una ideologia che svilisce la vita; comunque, grazie a Dio, ha un'origine più pura e ideale, è un antidoto disperato, ma con uno scopo più puro e ideale -- al diavolo la sua realizzazione ma Dio ce lo conservi come una continua minaccia che incombe sulla testa di coloro che, possedendo beni, per essere protetti vorrebbero spedire gli altri sui fronti della fame e dell'onore patrio, confortandoli con il pensiero che la vita non è il più grande dei beni. Dio ce lo conservi, affinché questa gentaglia, che per sfrontatezza non sa più cosa fare, non diventi ancora più sfacciata; affinché la società esclusiva di quelli che godono il privilegio del piacere, che ritengono che l'umanità ad essa sottoposta riceva da essa una sufficiente dose d'amore, se le viene trasmessa la sifilide, vada almeno a letto con un incubo! Affinché le passi la voglia di fare la morale alle sue vittime e di fare dello spirito sul loro conto!

Ora, sono ben lungi dall'attribuire al marxismo compiti così limitati, e definizioni così improprie ("purezza" e "idealismo"? Karl [Marx] si rivolterebbe nella tomba), ma ogni tanto fa piacere sentire una voce (seppur inutilmente) morale.

lunedì 21 settembre 2015

Quando Khamenei & Ann Coulter sono d'accordo

http://www.thedailybeast.com/articles/2015/09/17/why-ann-coulter-s-anti-semitism-is-dangerous.html

Khamenei.ir @khamenei_ir
US govs put their people under Zionists custody.Isn’t it a shame that presidential candidates try to satisfy Zionists&prove their servitude?
5:19 PM - 17 Sep 2015

Ann Coulter @AnnCoulter
How many f---ing Jews do these people think there are in the United States?
5:05 AM - 17 Sep 2015

venerdì 4 settembre 2015

Kant, l'Untermensch Salvini e la Flat Earth Society

Scrive Kant (un uomo del lontano futuro, se raffrontato alla plebe cogliona - e meritatamente plebe, e mai e poi mai "popolo" - della coglionissima Italia, nella quale nessuno sa vedere l'ovvia verità per cui un bracciante senegalese ha più interessi in comune con un operaio veneto, di quanti lo stesso operaio veneto abbia in comune con il suo ariano datore di lavoro) che, "[s]e la [superficie terrestre] fosse un piano infinito, gli uomini su di esso potrebbero disperdersi così da non venire affatto in comunità tra loro, e questa quindi non sarebbe una conseguenza necessaria della loro esistenza sulla Terra". Per contro - realtà docet -, il "punto di vista cosmopolitico" è semplicemente "indispensabile alla comprensione dell'intero ambito dell'esperienza umana che va sotto il nome di diritto".

Il razzista italiano (o sedicentemente "padano"; insomma, inferiore) vive, beato a li cazzi sua, su un'utopica terra piatta, nella quale il terribile "multiculturalismo" (che è la realtà millenaria dell'umanità: basterebbe conoscere la storia; ma occorrerebbe saper leggere, prima...) non esiste, e sulla quale i bestioni che la popolassero copulerebbero solo con chi puzzasse esattamente come loro.

Basta.

Di muri c'è bisogno, altroché. Soprattutto di un "muro sanitario" contro i batteri fecali fascisti, leghisti, lepenisti, orbanisti (pardon per la ridondanza: "fascisti" bastava). Diamo *esecuzione*, in Italia, alla DTF XII della Cost., congruente con la Legge Mancino. Sciogliamo i partiti fascisti: Lega, FN e FdI.

Senza tante storie. Mica vorremo essere accusati di essere "politicamente corretti", no? :)

lunedì 30 marzo 2015

Il paradosso Renzi

Basta. Non prendiamoci in giro: lo sapevamo benissimo che Renzi non era esattamente un rampollo della tradizione socialista italiana. Lo sapeva tutto il suo elettorato, lo sapevano tutti quelli che lo hanno votato alle primarie: tutti sapevano, poi, che era un ichiniano. Quel che - non sorprendentemente - abbiamo scoperto ex post è che non è (e non era) *nemmeno* quello (il suo Jobs Act è decisamente peggiore della proposta originaria di Ichino; poi, lui si accontenta, ettecrédo).

Il problema italiano è - ideologicamente - molto semplice: avevamo un capitalismo sregolato e clanico (di tipo russo/libico, per capirci), contro il quale - in quanto capitalismo - combattevano i socialisti e i comunisti, e contro il quale - in quanto capitalismo moderno, potenziale e cancerosa modernità - combatteva anche l'apparato clanico-mafioso di questo Paese, che ha sempre preferito alla legge la deregulation "aum-aum" (vedi boom economico, di cui ora tanti coglioni sentono nostalgia, senza ricordarsi come lo si pagò, e soprattutto CHI lo pagò) e l'aggiustamento "fra amici". Il risultato paradossale è la trasformazione delle forze sane (social-comuniste; più - quanto siamo strani! - la filiazione omeopatica del Pd'A, PRI e PLI) del Paese in sostenitrici - *almeno*, cazzo! - del *funzionamento* di una macchina in sé iniqua. E siamo a Renzi, che, dopo il fallimento dei ciarlatani della "rivoluzione liberale" (una vera cosca, FI, senza virgolette, degno succedaneo della cosca DC-PSI, sempre senza virgolette), canta la stessa canzone, ormai "destoricizzata" e mistificata. Cosa devono sperare gli italiani?

Al netto del suq berlusconiano, del paleofascismo salvinian-lepenista, del coglionismo conservatore & isolazionista grilliano, e dell'archeo-ritualismo psilocibinico marxista-lepenista, resta solo il paradosso (paradossalmente vincente) di una "sinistra" (virgolette debite) che ALMENO il capitalismo vuole introdurlo, in Italia (ma, per carità, come l'entourage di Renzi dimostra, le abitudini claniche sono ancora lì, eh), con un leggero ritardo sul XVIII secolo. Infatti, per superarlo, il capitalismo bisogna almeno raggiungerlo --- il che fa di FiD (non me ne vogliano) un partito "più marxista" - o cmq "più a sinistra" - della "coalizione sociale" di Landini.

lunedì 16 marzo 2015

Gennady Timchenko: a Putin's man of straw?

«The newly released HSBC Swiss client list included royalty such as Morocco’s King Mohammed, politicians, corporate executives including former Santander <SAN.MC> chairman Emilio Botin, who died last year, and wealthy families, the ICIJ said. A spokesman for the Moroccan royal palace declined to comment.
Uruguayan football player Diego Forlan, who was also on the list, on Monday denied evading taxes by hiding money in Swiss accounts with HSBC.
The documents also listed arms dealers, people linked to former dictators and traffickers in blood diamonds, and several individuals on the current U.S. sanctions list, including Gennady Timchenko, an associate of Russian President Vladimir Putin. Timchenko’s Volga Group declined to comment» (http://www.euronews.com/business-newswires/2929464-hsbc-admits-swiss-bank-failings-over-client-taxes/).


Timchenko, Timchenko... Who is this guy? Well, I remember: «currently the world’s 61st most wealthy individual, Timchenko is a citizen of Finland who lives in Switzerland. The rumor mill has it that Timchenko manages Putin’s foreign assets» (http://www.forbes.com/sites/paulroderickgregory/2014/03/03/want-putins-attention-follow-his-money/). By the way, this man is under probe on allegations of money-laundering, in the USA (http://www.wsj.com/articles/u-s-money-laundering-probe-touches-putins-inner-circle-1415234261: «The prosecutors are probing transactions in which the Geneva-based commodities firm Mr. Timchenko co-founded, Gunvor Group, purchased oil from Russia’s OAO Rosneft and later sold it to third parties, one of the people familiar with the matter said. Investigators have in recent months requested information about the prices Gunvor charged, the person said. The transactions predate the financial sanctions leveled by the U.S. on Mr. Timchenko and other Putin allies in March in the wake of Russia’s intervention in Ukraine. But transfers of funds related to the transactions could constitute illegal money laundering if the funds were found to have originated from illicit activity such as, for example, irregular sales of state assets like oil»). Diavolo, che sia un prestanome di Putin? Del resto « Five years ago Gennady Timchenko was a little-known Russian oil trader with a fortune of just $400,000, ranked a mere two slots from the bottom of Forbes magazine's list of wealthiest Russians. In his first interview with foreign journalists in 2008 he stipulated that his photograph not be published. Since then, however, Timchenko's rise has been dizzying. He has metamorphosed into the most prominent figure of a group of billionaires rumored to benefit from close personal ties to President Vladimir Putin. This year Forbes said Timchenko was the sixth wealthiest person in Russia, worth $15.3 billion» (http://www.themoscowtimes.com/business/article/putin-ally-timchenko-figurehead-for-us-ire/510707.html). Bref, yankees are following Putin's money: «“Timchenko is a stand-in for what the U.S. government is more interested in, which is Putin's personal wealth,” said Karen Dawisha, a professor at Miami University, Ohio, and author of  “Putin's Kleptocracy: Who Owns Russia?”» (ibid.).

sabato 14 marzo 2015

La "vita da galeotto" di Putin

l ricchissimo Putin li prende anche per il culo, i suoi sudditi (intendiamoci: giustamente :). Sentite cos'ha dichiarato nel 2008: "I have worked like a galley slave ['come un galeotto'; no, non in quel senso, purtroppo; no, 'come un vogatore di galea', alla catena] throughout these eight years, morning till night" (http://www.nybooks.com/articles/archives/2008/may/15/the-truth-about-putin-and-medvedev/). Beh, Boris Nemtsov (già, quel Nemtsov che ci ha così inopinatamente lasciato) ha pensato di intitolare ironicamente "Vita di un galeotto", Жизнь раба на галерах, un pamphlet (uscito nel 2012) che descrive la sua umbratile vita da schiavo (uno che magna "pane e cicoria", per dirla con Rutelli :). Purtroppo, è disponibile solo in russo (qui: http://graphics8.nytimes.com/packages/pdf/world/2012/120827_Russia_Pamphlet.pdf), ma potrete farvi un'idea della vita grama condotta dall'ometto leggendo quest'art., in cui si riassume il contenuto del pamphlet: http://www.theguardian.com/world/2012/aug/28/vladimir-putin-palaces-planes-toilet. Curioso che i feroci critici del satrapico volo Firenze-Roma in elicottero di Renzi non abbiano nulla da dire su un uomo il cui "lifestyle can be compared to the life of a Persian Gulf monarch or a flamboyant oligarch" (ibid.). 

mercoledì 28 gennaio 2015

Feltri, il candidato dei baby pensionati

Chi mai poteva scegliere come PdR Salvini, l'uomo (ma forse "uomo" è dire troppo) che ha fatto una bandiera del non fare mai (costi quel che costi) un cazzo? Il baby-baby pensionato (oh, 53 anni, mica pizza e fichi!) Vittorio Feltri, ça va sans dire.
http://www.giornalettismo.com/archives/132612/la-pensione-da-180mila-euro-di-feltri/ 
La pensione da 180mila euro di Feltri di Dario Ferri - 07/07/2011 -
“Riformare le pensioni”, dice l’editorialista del Giornale. La sua no?
Un trafiletto del Fatto a firma dell’ottimo Vittorio Malagutti ci racconta un episodio curioso che appartiene alla vita di Vittorio Feltri, baby pensionato andato in ritiro del 1997 a 53 anni: Per rimettere in sesto i conti pubblici bisogna innanzitutto intervenire sulle pensioni innalzando l’età in cui si smette di lavorare. La ricetta, in verità non nuovissima, arriva da Vittorio Feltri che martedì sera durante la trasmissione “In Onda” condotta su La7 da Luisella Costamagna e Luca Telese, ha detto la sua sulla manovra appena varata dal governo. “Bisogna fare come la Germania”, ha detto sicuro l’editorialista de Il Giornale. “Tutti sanno che in Germania si va in pensione a 67 anni”, ha spiegato Feltri, “mentre noi ci ostiniamo ad andarci a 58,59, 60”. Tutto vero, come no. Anzi, a volte capita perfino che qualcuno riesca a raggiungere l’agognata pensione anche prima, molto prima. Feltri per esempio ce l’ha fatta a soli 53 anni, nel 1997. Una pensione d’oro : ben 347 milioni di lire all’anno, circa circa 179 mila euro, a carico dell’Inpgi, l’Istituto previdenziale dei giornalisti. Da allora Feltri ha continuato a scrivere e a dirigere giornali, ricevendo ricchi e meritati compensi e spiegando al mondo intero che è meglio per tutti se si va in pensione a 67 anni.

mercoledì 14 gennaio 2015

Tutto è negoziabile, niente è sacro

Il problema costituito dall'esistenza stessa delle religioni che implicano adesione fideistica (come non era il caso delle religioni classiche, e non è il caso delle religioni/culture "primitive") è che introducono nel tessuto sociale degli elementi di non-negoziabilità, dei "valori" arbitrari (sottratti cioè ad un computo logico in merito alla loro utilità/inutilità) indisponibili alla mediazione sociale (un discorso analogo si potrebbe fare per la "religione dei diritti umani", ultima vittoria del cristianesimo).

Con ciò non si vogliono certo "maledire" le religioni, che tantum potuerunt suadere malorum, ok, ma che sono tuttavia mattoni ineliminabili del nostro passato culturale. Del nostro passato, però.

Sarebbe forse il caso di cominciare a valutare, per il futuro, i costi (economici ed umani) del mantenimento di queste oasi naturalistiche di oscurità, di questi zoosafari dell'irrazionalismo (pensiamo a quanto ci costa, in termini di sofferenze e di danaro, l'obiezione di coscienza cattolica alla 194), e pensare ad un disincentivamento delle credenze religiose, sull'unica base (sex & violence a parte) "esperantistica" dell'umanità : la leva economica, nella fattispecie quella esercitabile dallo Stato di diritto. Se questo Stato di diritto sarà governato da laici eletti da laici, s'intende.

Un gruppo religioso intende aprire una scuola privata confessionale? Piena libertà di farlo, ma interamente a spese dell'imprenditore (o della società pia) che si imbarcherà nella faccenda (senza parificare alcunché, ma anzi con obbligo di esame esterno e severo controllo dell'uniformità del programma di studio "privato" a quello pubblico). E niente detrazioni fiscali per le donazioni devolute alla scuola. E niente detrazioni per le donazioni devolute alle confraternite, alle Chiese, agli ospedali, alle istituzioni benefiche caratterizzate/i da un'impronta religiosa (e rigorosa contabilità e trasparenza delle donazioni stesse). Se i fedeli tengono alle loro credenze, beh, che se le paghino.

E, se un ginecologo ritiene di non poter aderire alle leggi dello Stato nello svolgimento del suo lavoro pagato dallo Stato, che si faccia assumere da un privato che la pensa come lui. Se favorire nelle scuole, negli ospedali, nelle prigioni, etc. (cosa possibilissima e civilissima) i diversi obblighi (alimentari, festivi o altro) connessi alle diverse religioni può avvenire senza oneri per lo Stato, bene; se ci sono dei costi, però, questi andranno a carico degli utenti religiosi, senza facilitazioni per i meno abbienti (provvederanno le autofinanziate società pie, se del caso).

La laicità dello Stato non eliminerà la conflittualità dalla società, ma la concentrerà sui conflitti reali, cioè materiali (anche con esiti violenti, se gli interessi sono materialmente incomponibili; non importa). Non mi par poco, liberarsi dai conflitti immaginari.


venerdì 9 gennaio 2015

Ma, militarmente parlando?

L'infame attacco dei dementi serial killers "religiosi" contro Charlie Hébdo ha determinato il consueto abuso di retorica al quale siamo abituati dal tempo del "nostro" terrorismo: un hit del momento sembra infatti "l'attacco al cuore dell'Occidente" (con tanto di lacrimuccia per la Grande Révolution, sparsa - nella pioggia, come al solito - per l'occasione anche dai molti antigiacobinisti in SPE).

Ma, ragionando freddamente, bisogna sempre ricordare che quella "guerra asimmetrica" che chiamiamo "terrorismo" ha finalità diverse dalle azioni di guerra classiche: ha infatti finalità sociali e politiche, piuttosto che militari.

Quali sono state, del resto, le conseguenze militari dell'azione di quei coglioni (non a caso, sono due) dei fratelli Kouachi? Zero. La capacità difensiva ed offensiva della Francia (il "nemico" dei due deficienti) non ne è stata minimamente diminuita, e l'economia (che ha altri problemi) marcia con le stesse difficoltà che aveva ieri.

L'unico "risultato" del dinamico duo sarà una manciata di voti in più per la parte conne della politica francese (e non solo: con il calore prodotto dallo sfregamento di mani dei fasci europei/antieuropei Le Pen, Farage, Salvini e Orban, ieri ci si sarebbe potuto mandare avanti uno Stato di media grandezza), che prontamente ha dimostrato la sua propensione alla mendicità (e poi se la prendono con gli zingari!) elettorale.

La guerra santa contro l'islam è ovviamente un'idiozia (roba per fobozerbini), e la guerra contro l'ISIS è vinta a priori.

L'unico problema che abbiamo è la barbarie interna: la Vandea di chi è pronto (ed è accaduto, con il Patriot Act, in una democrazia molto migliore della nostra) a gettare nella "spazzatura della storia" tutto il diritto occidentale, in nome di una sicurezza che non avrà.

Come diceva Benjamin Franklin, infatti, those who sacrifice liberty for security deserve neither.

Amen.