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sabato 26 luglio 2014

Morire per Donetsk

Non prendiamoci in giro. Questo conflitto (fortunatamente & sfortunatamente) non ci sarà, e, anzi, difficilmente le sanzioni (quanto meno, quelle europee: l'ipocrisia della cassaforte putiniana British, che "sacrifica" volentieri gli affari altrui e "si tiene stretti i denari [russi] suoi") andranno fino in fondo, dà il tono della povertà strategica europea).

Putin si terrà la Crimea, e metterà una zampa su parte dell'Ucraina "federale" (cioè, vassalla di Mosca). Ma non sarà una vittoria di Putin, poiché tale precedente - questa sarà la sua importanza - imbarbarirà la politica estera mondiale, introducendo, in un mondo fatto di sottili ricatti economici e di correlate influenze politiche, l'antico concetto di "bottino".

Ad un "imperialismo" (ma ci andrei cauto, con questa arcaica categoria) lusitano-nederlandese (l'emporio come strategia) farà séguito la tentazione di un imperialismo (senza virgolette) castigliano ("Quel territorio che è tuo, me lo prendo").

sabato 12 luglio 2014

Dimenticare Israele & la Palestina

La serie di fatti che ha portato all'incredibile ed ennesima guerricciola locale sembra un manuale del pavlovismo etnico, e non l'espressione di entità politiche.

1. Vengono uccisi tre ragazzi israeliani. E' un'azione semplicemente inumana, e politicamente immonda: chi uccide qualcuno perché "appartiene" ad una natio è a) un idiota; b) un mostro. Ai funerali dei poveri ragazzi, Netanyahu dichiara: "'Un baratro morale ci separa dai nostri nemici' [...] 'Loro celebrano la morte, noi la vita. Loro inneggiano alla crudeltà, noi alla pietà'". Avventato.

2. Un ragazzo arabo, "infatti", viene bruciato vivo, presumibilmente, da entità che la stampa chiama "estremisti ebrei" (mah: "fondamentalisti" lo capirei, ma... "estremisti" che significa, in termini religiosi? E, naturalmente, non significa un accidente in termini etnici; posto che i "termini etnici" significhino alcunché), ma comunque quei figli di cane vengono arrestati (a differenza - occorre amaramente osservare - dei figli di cane palestinesi responsabili del triplice omicidio). Abu Mazen dichiara: «La responsabilità di questa morte ricade su Israele, sta a loro trovare e punire i killer». Interessante, questa chiastica differenza di stile, fra Israele (grande empatia e ottimo death toll nemico) e l'ANP (scarsa empatia e pessimo death toll nemico); comunque irrilevante.

3. Hamas, l'organizzazione presumbilmente responsabile dell'assassinio dei ragazzi israeliani, intensifica il consueto (e irazionale) lancio di missili, confermando che l'eventualità futura di Nobel gazani è prossima allo zero. Qual è, infatti, il senso politico, o il senso militare, di questi lanci, che (fortunatamente) non ammazzano nessuno e creano pochi danni *ad Israele*, ma "in compenso" attirano legioni di sventure *sui palestinesi* (poiché non è certo pensabile che uno Stato sovrano assista senza reagire ad un attacco militare, sia pur militarmente clownesco, contro il proprio territorio)? Devono "farsi vivi" per incassare il sostegno (economico e bona lè) "internazionale" e tenere in piedi il fantasma di una "causa nazionale" a spese di "un pugno di cadaveri"?

4. "Al che", poiché i pavlovismi amano la compagnia, Israele compie il solito massacruccio (siamo a 100 cadaveri), del quale continua a non vedersi il perché, a meno di non credere che, dentro Israele, questa roba funzioni come gli 80 euro di Renzi. E chissà se seguirà anche un attacco di terra? Btw, al-Qa'ida non è più una lontana ipotesi, nella regione, e per quelle teste di cazzo, la "causa palestinese" (non diversamente che per Hamas, e forse anche per l'ANP) è solo marketing. Ma a nessuno importa, in Israele: sono tutti occupati a dimostrare coi fatti l'"abisso morale" de quo antea diximus.

5. Al che segue la domanda: perché dovrebbe importacene qualcosa? A noi UE, dico? E anche agli USA, aggiungo? Per questi ultimi, che contano su Turchia e IL, la convivenza di questi due asset strategici diventa sempre più difficile, e non tutti vedono di buon occhio, a Washington, un'alleanza (onerosa) con un partner sempre più ideologicamente inaffidabile; inoltre, tutti gli storici tentativi (Clinton, Bush, Obama) di mettere fine alla questione si rivelano regolarmente un fallimento interno. Per la UE, in attesa di "valutare" il gas israeliano (che cambierà le carte in tavola), un neutrale disinteresse, e una decisa astensione da qualunque forma di "tavolo" fra IL e ANP, e da qualunque "aiuto umanitario" alla Palestina, beh, è ormai una questione quasi di igiene politica (quanto abbia pesato questa faccenda, lo testimonia Moro nelle sue lettere dal carcere BR), anche considerando quanto sia più inquieta e importante per noi la sponda sud del Mediterraneo. Io dico: passiamo la mano, passiamo ad una rigida neutralità, ad un non-interventismo strategico, e vinca il migliore. Si fa per dire, considerando il fatto che si parla di Israele e Palestina.

giovedì 3 luglio 2014

Chi è (e chi era) Pavel Yurevich Gubarev?

Secondo Wikipedia, "Pavel Yurevich Gubarev (Russian: Па́вел Ю́рьевич Гу́барев, pronounced [ˈpavʲɪl ˈjurʲɪvʲɪt͡ɕ ˈgubərʲɪf], Ukrainian: Павло Юрійович Губарєв), born 10 February 1983, in Sievierodonetsk) is a pro-Russian figure in Ukraine, and became the 'People's Governor' of the Donetsk Region at the Regional Assembly on 3 March 2014, after separatists seized the building. Gubarev had earlier declared himself leader of the Donbass People's Militia. Gubarev was not a major figure in local politics prior to the beginning of the 2014 pro-Russian conflict in Ukraine".

Già, ma chi *era*?

1. In Donetsk the flag-raiser was Pavel Gubar[e]v, a Russian nationalist (and Ukrainian citizen) who declared himself to be the people’s governor. After he was arrested by Ukrainian authorities, he was presented as a hero and a martyr on Russian television. In Donetsk Gubarov was known as a neo-Nazi and as a member of the fascist organization Russian National Unity (http://web.archive.org/web/20140317211808/http://www.newrepublic.com/article/117048/crimean-referendum-was-electoral-farce).

2. Russian National Bolsheviks have, incidentally, been calling on the faithful to defend the Kremlin line on the Crimea.They have also supported Pavel Gubarev, a former member of the neo-Nazi, Russian chauvinist Russian National Unity movement who in early March, called on the Kremlin to send troops into the Donetsk region of eastern Ukraine (http://web.archive.org/web/20140408212005/http://iwpr.net/report-news/far-right-recruited-crimea-poll-observers).

3. Gubarev and friends (http://web.archive.org/web/20140410234928/http://www.kyivpost.com/content/ukraine/russias-deep-ties-to-donetsks-kremlin-collaborators-342833.html)

The first massive pro-Russian rallies were held in Donetsk on March 1 and 3. Citizens of Russia also took part in them.

In Donetsk, Pavel Gubarev, a Ukrainian citizen and former member of the Russian National Unity movement, attempted to head the protest. However, on March 6 he was arrested on suspicion of separatism and the violent overthrow of the constitutional order.

Gubarev is 31. He was born in Luhansk Oblast’s Severodonetsk. In 2005, he graduated from Donetsk National University with a major in history.

In 2006 he was elected to Kuibyshev district council from Natalia Vitrenko’s Bloc People’s Opposition. In his autobiography he mentions that after becoming acquainted with the facts of “bureaucratic arbitrariness” he resigned in protest. He actively participated in various election campaigns as a campaign staffer.

Since 2007 he had been working in advertising as director of an agency. During the same period he obtained degrees in management and governance.

Despite being a leader of Donetsk separatists, Gubarev says that he had not been planning to enter politics, “but the arbitrariness of the Nazi militants” forced him to change his course. He assembled an entourage that included Russian nationalist radicals and militants.

For instance, the former head of the Moscow Shield organization, Alexey Khudyakov, actively took part in rallies in Donetsk next to Gubarev. Khudyakov was a suspect in a criminal case involving an attack by Russian radical nationalists on a hostel in Moscow where migrants lived.

Khudyakov escaped from liability for the September raid through Russian President Vladimir Putin-ordered amnesty in December. Due to the same amnesty, Pussy Riot and Greenpeace activists were also released. Khudyakov had been charged with “hooliganism committed by a group of people by prior agreement.”

According to eyewitnesses and Russian media, Moscow Shield was violent. In one of the videos from the raid, it can be seen that some of organization’s members were armed with handguns. There were also skinheads among them.

Khudyakov is not the only right-wing Russian radical noticed in Donetsk. The head of the Sverdlovsk regional branch of the political party Other Russia, Rostislav Zhuravlev, also was among the participants of Donetsk protests.

This party is not registered in Russia because of its radical views. Representatives of this party, led by the notorious Russian writer and politician Eduard Limonov, seized the Ukrainian Embassy in Moscow on March 17, as the party boasted on its website. This party also actively participated in anti-Ukrainian agitation in Crimea in anticipation of an unrecognized referendum held on March 16, which led to the annexation of the peninsula and its accession to Russia.

On March 3 “other-Russian” Zhuravlev was present at the negotiations of the protesters with the head of Donetsk regional department of SBU Valeriy Ivanov, although, as he mentioned in his Twitter, he was there as a ‘journalist.’

Until recently, the pro-Russian movement in Donetsk Oblast had been highly marginalized. In the 2012 parliamentary elections, only 0.4 percent of the population voted for the radical Russian Bloc. By comparison, the bloc got 5.5 percent of the votes in Crimea’s Sevastopol, the base for the Russian Black Sea Fleet.

While there are representatives of openly pro-Russian parties in the Crimean Parliament, you will not find them in Donetsk Oblast or its city council.

Nevertheless, in the wake of the EuroMaidan Rvolution in Ukraine that toppled pro-Russian President Viktor Yanukovych, these views have seriously gained momentum.

According to a poll conducted by the Kyiv International Institute of Sociology on Feb. 8-18, 33.2 percent of respondents in Donetsk Oblast believe that Ukraine and Russia should unite in one state; in Crimea, 41 percent responded that way.

4. [Trad. dal russo:]  "In Donetsk Gubarov was known as a neo-Nazi and as a member of the fascist organization Russian National Unity" (http://web.archive.org/web/20140413141949/http://ru.tsn.ua/politika/rossiya-stanovitsya-nacistskoy-fashisty-ubivayut-migrantov-ne-priznayut-ukrainu-i-prizyvayut-k-diversiyam-359854.html).

Insomma, toh, questo "antifascista" era (era?) un neo-nazista, membro di un partito affiliato all'Internazionale Nazionalsocialista. Ma chi l'avrebbe mai immaginato? :)

martedì 1 luglio 2014

I danni della "casta" e i danni de "La casta"

Il benemerito (se non altro, a livello informativo) libro di Stella & Rizzo è il principale (e incolpevole, s'intende) responsabile di una peculiare deriva politica italiana. Non pago, infatti, di cercar di esorcizzare la nostra storia a colpi di "Bilderberg", "euro" e "Quarto Reich", il PPR (Partito del Pollame Riunito) è rimasto ipnotizzato dalle (verissime, e colpevolmente ignote al PPR) nefandezze dei nostri politici di ogni rango (ora spesso definiti "politicanti", à la Tex Willer) da non riuscire più a contestualizzarle nel tessuto storico e politico nazionale, dove pure s'inseriscono a meraviglia. Si comincia a pensare che Them siano una sorta di cancro alieno insiediatosi God knows why nel pacifico e operoso e onesto corpus del "Popolo Sano" (PS). 

Beh, caro & sedicente PS, la Casta (o, tanto per eccedere nel ridicolo: Kasta), "là" (un illic indistinto col quale si indicano collettivamente e sdegnosamente il potere & i suoi loschi ambulacri), ce l'ha mandata il corpo elettorale, cioè noi. Non sapevamo quel che facevamo, come i Romani che crocifissero Cristo? Beh, cazzo, potevamo e dovevamo (perché erano e sono cazzi nostri) informarci prima. Troppo comodo prendere a monetinate Craxi dopo averlo venerato in modo cortigiano per anni, troppo pilatesco scaricare silenziosamente un palese delinquente come Berlusconi dopo averlo fideisticamente e incomprensibilmente e masochisticamente votato per vent'anni... E sarà (ancora) troppo facile detestare il PD dopo aver "scelto" per anni (come il sottoscritto) il "meno peggio". Il problema è culturale, ed è nostro, della famosa gggente, che ci piace sfottere come fosse "altro", e cui tutti, però, apparteniamo. 

E, poi, i comportamenti che (esecrandoli) riconosciamo nella Kasta :) sono spesso quelli nostri; solo, variamente (e fantasiosamente) giustificati: il must è la famosa "legittima difesa" evocata dal Pregiudicato in chief. Paghiamo i professionisti in nero per risparmiarci l'IVA, evadiamo le piccole entrate, spesso non differenziamo la spazzatura (salvo levare urla belluine quando arrivano, giustamente, le conseguenze) perché "non abbiamo tempo" (come se le leggi si rispettassero conformemente alla generosità delle nostre abitudini), corrompiamo con 50 euro l'infermiera dell'ospedale pubblico per esser ricevuti prima dal luminare etc. 

Quel che manca, qui, è la percezione della differenza fra Gesellschaft e Gemeinschaft: tutt'e due i termini sono traducibili con "società", ma Gesellschaft è una "società di scopo" (economica, o d'altro tipo), Gemeinschaft è una "comunità". Per gli abusi commessi in seno alla Gesellschaft, il correttivo è la legge; ma per i delitti commessi contro la Gemeischaft la legge non basta: ci vuole il civismo, quella roba in merito alla quale avremmo molto da imparare (anche) dal c.d. "Quarto Reich". E perfino dagli anticristici yanquis :) 

Antigermanesimo e autoassoluzione

C'è molto di cattolico e di patetico nel ridicolo "antigermanesimo" che circola in Italia: la volontà cieca di attribuire ad altri o ad altro la responsabilità (che non è una "colpa") del fallimento strutturale del Paese, caricando apotropaicamente questo capro espiatorio di tutte le nostre colpe (ché tali le sentono, i mammalucchi antitedeschi). Scompaiono così magicamente (con gran conforto dell'idiota standard, che non vuole esser tormentato dagli incubi dell'autocritica), come neve al sole, 70 anni di clientelismo e corruzione, di vivacchiamento su "trucchi da capomastro", di solido clanismo imprenditoriale e criminale, di vischioso familismo welfaristico (in assenza sostanziale di un welfare vero). E se poi, "all'apparir del vero", tutta 'sta roba mostra (comprensibilmente) la corda, di chi è la "colpa"? Della Merkel, dell'euro, dei "poteri forti", e via rimbambendo verso toni da "nazione proletaria". Così il pupo dorme tranquillo. Patetici bambocci.