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martedì 14 marzo 2017

L'Ummah dei "bianchi" (?)

In un interessante art. di Noah Smith si può leggere questa interessante considerazione:
If you spend any time at all talking to rightist immigration restrictionist types on Twitter or elsewhere, you'll notice that they've taken to calling themselves "nationalists." They contrast this with "globalism", which they associate with rootless cosmopolitans pushing open-borders policies on countries to which they have no allegiance. Lots of people on the left take these folks at their word - after all, weren't the Nazis nationalists? Didn't nationalism cause WW2? Etc.
But I've always been suspicious of the "nationalist" label. American rightists have always seemed to me like part of an international, borderless white supremacist movement - a sort of global white-ist Ummah. They always seem to have much more allegiance to their co-racialists in other countries than they do to their own non-white countrymen. 
La tesi di Smith, come si evince dal testo dell'art., è USA-specific, tuttavia ritengo vi siano dei buone ragioni per applicarla fruttuosamente all'analisi dello sciamannato "sovranismo" (fascista, con mosche cocchiere & vilmente parassite di "sinistra") europeo.

Infatti, come il paziente (ed eroico :)) lettore delle testate "sovraniste" (per tacer del relativo sottobosco web) europee non avrà difficoltà a constatare, il "nazionalista" europeo, pur esibendo i soliti patetici slogan etnici ("prima gli italiani", come da vulgata salviniana; come, chi è Salvini? Ma dài: è il guerriero del web e il fuggiasco della realtà), vanno letteralmente in calore solo quando le loro pulsioni razziste (ormai le nascondono solo, e solo parzialmente, i parlamentari: il po-pollo leghista, lepenista, orbanista, wilderista e faragista sbraca senza ritegno -- e, prudentemente, senza nome) sono appoggiate da un leader "bianco" (?), preferibilmente "straniero" (si percepiscono giustamente come "Italietta") e politicamente potente (Trump è l'esempio più diretto, Putin quello più obliquo).

Il gregge sovranista, i cui Dioscuri sono l'irrazionalità (la crescita del lavoro con la diminuzione del commercio internazionale, id est la verginità puttanesca) e l'ignoranza (della divisione globale del lavoro), si comporta cioè come una mandria sociologica ipnotizzata da un concetto (la "razza") definitivamente smontato dalla scienza (vedi alla voce Cavalli Sforza). Tutte le chiacchiere sull'immigrazione sono fumo neglio occhi: la banale realtà di questa feccia è l'odio per neri, slavi e zingari.

Ergo, come non mi stancherò di ripetere, quest'immondizia (un'immondizia vincente, come si dovrebbe ricordare mentre si procede ad un'accurata manutenzione delle proprie armi) è una forma di perverso anti-internazionalismo etnico, pronto ad esplodere il giorno dopo la "vittoria" (dopotutto, sono ancora meno furbi dei fessissimi credenti nell'Ummah). Il che non sarebbe un male, se non rischiassimo (se non avessimo anzi la certezza) di beccarci le relative schegge.

L'agenda politica razionale deve dunque guardare al "dopo", e considerare (sia strategicamente che tatticamente) il populismo come il NEMICO, con il quale non c'è pactum; solo bellum.

giovedì 16 febbraio 2017

Il PD e la stupidità scissionista

La minaccia di scissione evocata, e ormai brandita, dalle minoranze pd è singolarmente scimunita; anzi, è triplicemente scimunita: per la tempistica, per i pretesti e, soprattutto, sotto il profilo politico.

Timing. Le elezioni ci saranno comunque, quest'anno o al più l'anno prossimo. Ergo, solo qualcuno che non sia minimamente interessato al loro esito potrebbe dividere il partito che potrebbe (ahimè) perderle contro il M5S, ma che è l'unico che potrebbe vincerle -- nell'ambito dell'ala normodotata del Parlamento, ça va sans dire. Non so quanto pensino di raggranellare, nel Paese, i colonnelli, ma fatalmente la loro percentuale sarà inferiore a quella che della Lega -- che peraltro ha due prospettive che tiene saggiamente semiaperte, pur con difficoltà: il cartello con FI e la prospettiva del "fronte populista" con il M5S. Per contro, dal basso del suo (voglio essere generoso) 10%, quale funzione svolgerà la neoformazione (anche in senso canceroso) "de sinistra" (e "dunque" sdraiata sull'antieuropeismo lepeniano), a parte quella di indebolire il PD, rafforzando, con un autogol di rara sinergia strategia, tanto i fascisti quanto i populisti? Mi sfugge.

Pretesti. Le "Carte bollate" del signor Boccia, sodale di Emiliano:


E' il deputato Francesco Boccia, alleato di Emiliano in questa battaglia, a spiegare cosa sono le "carte bollate". Ecco qui: "Per essere celebrato a fine anno, il congresso deve essere indetto il 15 maggio al massimo". Va da se che cosi le elezioni a giugno salterebbero. Continua Boccia: "Se entro questa settimana non arrivano segnali dal segretario, cominciamo a raccogliere le firme tra gli iscritti per chiedere il referendum per il congresso anticipato e anche per un giudizio sull'operato della segreteria Renzi. Se non vogliono fare il congresso, almeno vediamo che ne pensa la base. Servono 13-14mila firme per chiedere il referendum: le raccogliamo facilmente".
Cioè, mentre la UE traballa, gli USA delirano, l'UK chiede l'hard Brexit, l'economia italiana arranca (e gli esorcismi deresponsabilizzanti impazzano), i sigg. Boccia ed Emiliano straparlano di "statuto" e "congressi provinciali"?! Fortunatamente, nessun elettore perderà troppo tempo a seguire questa commedia in costume; ma è anche ovvio quali conclusioni ne trarrà. Evidentemente, non avendo B&E notato che (sfortunatamente), salvo il Pd, ormai nessun partito italiano (si possono battezzare come vogliono, ad usum puporum, ma restano comunque ottocenteschi Partiti) ha bisogno di "democrazia interna", il dinamico duo de quo loquebamur (with a little help from la Volpe del Tavoliere) ritiene di "far causa" a Renzi. E in nome di che? Ma è ovvio: in nome del progetto politico :)

Orizzonte. Perché, sia chiaro, la minoranza ha dei princìpi :), il primo dei quali consiste nell'arrivare a fine legislatura. Ora, anche prescindendo dalla campagna elettorale che seguirebbe a questo "successo" (i vitalizi di settembre coprirebbero ogni argomentazione), e sebbene anch'io ritenga che andare a votare ora sia insensato (con una legge elettorale ancora incognita e con la certezza dell'ingovernabilità), la banale realtà è che il Paese vuole votare, e voterà male. Ergo, qualunque resistenza in questo senso accentuerà la sconfitta delle forze politiche normodotate (parzialmente normodotate, pare). Ai "Min", dopo la gioiosa catastrofe (che astutamente "rivendicherebbero" a fianco dei loro "camerati di strada"), rivolgerei la stessa domanda che rivolse Nanni Moretti a Bertinotti: "Che cos'avete da ridere, coglioni ['coglioni' è aggiunta mia]?". I mammalucchi della minoranza (viene da evocare insultanti, e politicamente scorretti, corradicali) vivono evidentemente su "Htrae", la patria di Bizarro, e dunque non vedono che il mondo sta scivolando verso il fascismo e il nazionalismo, e che ciò richiede unità tra le forze di sinistra e quelle liberali (magari in modo più leale di quanto accadde durante la Guerra Civile spagnola...). O forse le cose stanno ancor peggio: forse la persino loro (eterna vergogna a Bersani, olim uomo onesto) vedono tutto ciò e credono di poter parassitare le briciole che cadono dalla ricca tavola dell'Internazionale Fascista (e no-global, come i "marxisti" che hanno dimenticato di leggere Marx). Mosche tanto cocchiere, insomma, da alloggiare sotto la coda del regresso trionfante. Non so se dio - come si dice - riconosca i suoi, ma noi vi riconosceremo: dall'"odore", se non altro.

domenica 5 febbraio 2017

Se dice che Virgiggna, detta Raggi

Visto che il "Blog delle stelle" ha deciso di difendere la Raggi con una serie di orride e zoppicanti (nonché servili) quartine a firma "Antonio Ventrone", ho pensato bene di rispondere per le rime con un sonetto.

Se dice che Virgìggna, detta Raggi,
s'è fatta da' li sòrdi da 'n amico.
Non sùbbito, però - né io lo dico -:
so' sòrdi, come di'?, ne li paraggi.
Oddìo, tutto po' esse: ce so' paggi
che pe' du' occhion farebbono 'n te dico,
fino a fasse farcià dar fòco amico,
tanto de quell'occhioni so' l'ostaggi.
Ce creda pur chi vol, non certo io,
nato ormai da tropp'anni, a mia sventura:
io 'n me 'nginocchio manco avanti a ddìo,
figùrete a romana avvocatura.
Chi 'nveste vo' 'n riscontro (no mio-mio!),
così 'r conto economico matura.

venerdì 27 gennaio 2017

La "parcellizzazione" della verità

E' certamente vero (e preoccupante) che la "gestione delle menzogne" sia diventata un'arma della "guerra totale" (intra- ed extra-statuale), ma se ciò è potuto succedere (e continua a succedere), ciò avviene solo perché vengono "comprate" (naturalmente, perché sono prodotte) delle verità su misura, richieste dal mercato delle identità politiche.

Il problema non è che esista gente che non crede nella sfericità della terra (non saranno legioni), ma che esista una nicchia di clienti dell'informazione che trova attraente (per motivi sostanzialmente irrilevanti, en l'occurrence, ma degni comunque d'indagine) una tesi tanto priva di logica. Il problema è che, se è pensabile una clientela del genere, quanto più grande sarà la platea di chi è disposto a credere che l'interruzione unilaterale della divisione internazionale del lavoro possa portare a un miglioramento dell'economia, piuttosto che ad un'instabilità globale?

Come è noto, il buon Karl aveva torto, nel gerarchizzare (illuministicamente, più che hegelianamente) la risposta degli umani agli stimoli della (= ai problemi posti dalla) natura, e tuttavia sarebbe stato difficile, ai suoi tempi, e sembra incredibile ancor ora, credere a ciò che non possiamo che constatare: la verità, che fattualmente e razionalmente è univoca (cioè univocamente - i.e. per rationem - discutibile), è stata balcanizzata. Si sono create delle "tribù di credenti"; peggio, esiste un intero ventaglio di assiomi sterili, ovvero costitutivamente incapaci di generare teoremi, ma suscettibili di raccogliere socialità, di fare setta, al di là di ogni (eventuale) confutazione da parte dell'esperienza e/o della pura e semplice ragione formale.

Il fatto che di balle ormai anche pericolose (come quella circa l'umoristico nesso vaccini/autismo) sia possibile tracciare un comodo albero genealogico, con tanto di nomi e date, non scalfisce (non può scalfire) la credenza in dette balle. E, se ciò può avvenire (e in effetti avviene), la cosa non può che dipendere dal fatto che il contenuto di (accidentale) verità che fa da legante al coerire di quelle tribù è di gran lunga meno rilevante della loro solidità sociale.

E il fatto che qualunque affermazione (o comportamento) sia utilizzabile come collante tribale rende socialmente & politicamente irrilevante la verità, e dunque svuota di senso la "saggezza della folla".

E c'è di peggio: ogni "gestore di verità" assume, in un contesto di questa fatta, una funzione militare: diventa un signore della guerra in grado di manovrare dei sentimenti primitivi & infantili (cioè identitari) in masse progressivamente barbarizzate dalla prevalenza dell'appartenenza sulla conoscenza.

Mala tempora currunt et current.

martedì 15 novembre 2016

Anche gli "anti-sistema" tengono famiglia

Dovendo purtroppo leggere con preoccupante frequenza florilegi di critiche "morali" al capitalismo (manco fosse una sentina di peccatori, e non un sistema di produzione), sono rimasto piuttosto sorpreso (ma anche no) nel constatare come la retorica vintage (tanto "rivoluzionaria" quanto conservatrice) sia rimasta su questo piano sostanzialmente immutata. Ecco cosa si leggeva su "Servire il popolo", organo (dal 1972) dell'Unione dei comunisti italiani marxisti-leninisti (i corsivi sono miei; le citazioni sono tratte da  V. Castronovo - N. Tranfaglia, La stampa italiana del neocapitalismo, Laterza, Roma-Bari 1976, pp. 130-131):
Il putridume nauseante che avvelena la società di individui che trascinano la loro squallida esistenza rinnovando le orge e i bagordi della Roma Imperiale, ravvivati da scandali, truffe, assassinii e suicidi [a. IV, n. 25].
Ma non basta:
La pazzia della borghesia morente è il desiderio di mettere in mostra le sue perversioni sessuali. Ci riferiamo qui a campi nudisti [...] in cui lo spirito decadente e corrotto unisce ai già squallidi sentimenti del nudismo, anche l'erotismo di bassa lega. Ragazze nude in tutto il resto del corpo calzano scarpe o sandali per ancheggiare e attrarre i feticisti [a. IV, n. 38].
In sostanza, la "borghesia" (mi domando se intesa come categoria etica o economica) è una classe "oziosa [e] parassita" fatta di "egoisti oppressori" (a. IV, n. 25), e persino "stupida e fifona" (a. IV, n. 31), mentre, fortunatamente, "[l']alba è piena di luce e il futuro sarà sempre più radioso" per i nostri "fratelli operai che soffrono" (a. IV, n. 38; il redimendo si deve meritare la propria redenzione con la sofferenza?), poiché la rivoluzione è una "fiamma inesauribile che deve animare tutti i nostri cuori" (a. IV, n. 12). E poi, naturalmente, la mamma è sempre la mamma:
Mamma, in alto il pugno, il Partito ti asciuga le lacrime. Moglie, in alto il pugno, il Partito ti rende l'amore. Figlio, in alto il pugno, il Partito ti dà l'avvenire [a. IV, n. 38].
Davvero encomiabile :), questa "divisione del lavoro": la mamma piange e la moglie ama. Ma si tratterebbe solo di bizzarra archeologia, se questo nesso fra conservatorismo antropologico (la purezza contro la corruzione - e la campagna contro la città: un punto rimarcato, a proposito delle ultime elezioni americane, dal demografo William Frey) e ribellismo "morale" non fosse la base "ideologica" (se così si può dire: sarebbe meglio dire "fideistica") del moderno (?) populismo, che infatti latita o delira, sul piano della proposta economica. Quale sarebbe, altrimenti, il nesso (fortissimo, ma razionalmente inspiegabile) tra omofobia e antiglobalizzazione? Eppure è semplice: sono solo due modalità espressive sotto le quali si cela una rivolta (non certo una rivoluzione) contro la realtà, quale è venuta rapidamente a modificarsi nel corso degli ultimi vent'anni. Tutti i padri (e anche le "mamme" che il Partito consolerà) sono morti, e il "popolo", in quanto tale bimbo (cioè interclassista e mitico), piange. Sarà ora che cominci a togliersi il moccio da solo, dividendosi.

lunedì 1 agosto 2016

Assange perde la verginità

Personalmente, ho sempre approvato l'idea (forse ingenua, ma positiva) di Assange per cui tutto quello che viene (legalmente o illegalmente) "secretato" da Stati o aziende dovrebbe esser reso disponibile al "pubblico". Certo, ciò sottintende una volontà di credere all'esistenza stessa della c.d. "opinione pubblica", ma transeat: ottimismo della volontà.

Quando Assange dice di non essere interessato alla fonte delle sue informazioni, purché le informazioni trasmesse siano vere, si rende però responsabile di qualcosa di peggio di un'ingenuità. Infatti, WL passerà (poniamo) tutto ciò che gli è stato trasmesso, ma non sappiamo se la sua fonte faccia altrettanto (anzi, verosimilmente, i leaks sono funzionali anche ad una strategia della fonte, che potrebbe implicare la pubblicità di alcuni documenti e il seppellimento di altri, sicché l'informazione "vera" potrebbe essere, se riesaminata nella completezza dei dati, semplicemente falsa). Ma transeat: supponiamo, per ostinato ottimismo della volontà, che WL "metta in conto", come male minore, la possibilità di rendersi "complice involontario" di una fonte.

Tuttavia, quando Assange dice di avere "a lot of material" su Hillary Clinton, ma non lo rivela subito, lasciando pendere questa minaccia sulla campagna elettorale americana, beh, sta agendo oggettivamente a favore di un candidato, Trump, del quale pur sono note le frequentazioni mafiose (inevitabili, ma profittevoli, per un palazzinaro a NY) e i finanziamenti a personaggi dubbi (sospettabilissimi di do ut des).

Ma transeat (ter): in fondo, se la campagna elettorale dev'essere senza esclusioni di colpi, lo sia, ma, se potessi farlo, io porrei due domande a mr Assange:

1. Chi decide la linea politica (nella fattispecie, l'oggettivo appoggio a Trump: a quel fascista/razzista di Trump, per la precisione) all'interno di WL?

2. Non è lecito chiedere ad Assange quale sia la sua fonte. Però, WL ha la certezza che, nel caso della campagna elettorale USA, la linea politica (e dunque la tempistica, che mi sembra una novità strategica) non la sia decidendo la fonte? In altre parole, WL sa che Assange potrebbe esser diventato il complice volontario della sua fonte?

sabato 10 ottobre 2015

L'acclarata superiorità morale della sinistra

Il caso Marino è una cartina di tornasole. Se ci sono momenti in cui l'indiscutibile superiorità morale della sinistra sulla destra si manifesta nel modo più chiaro, beh, sono proprio questi: l'elettore di sinistra vuole l'amministratore ladro fuori dai piedi (e, se è del caso, in galera), anche se è il suo "candidato", mentre l'elettore di destra vuole buttare via la chiave dell'amministratore di sinistra anche quando è soltanto un sospetto ladro (quindi in assenza di processo, e persino di imputazione), ma difende i suoi ladri fin dopo la condanna (in quel caso il delinquente è "perseguitato", mica cazzi :). Eh, sì, è una superiorità morale decisamente acclarata.