Il problema costituito dall'esistenza stessa delle religioni che implicano adesione fideistica (come
non era il caso delle religioni classiche, e
non è il caso delle religioni/culture "primitive") è che introducono nel tessuto sociale degli elementi di
non-negoziabilità, dei "valori" arbitrari (sottratti cioè ad un computo logico in merito alla loro utilità/inutilità) indisponibili alla mediazione sociale (un discorso analogo si potrebbe fare per la "religione dei diritti umani", ultima vittoria del cristianesimo).
Con ciò non si vogliono certo "maledire" le religioni, che
tantum potuerunt suadere malorum, ok, ma che sono tuttavia mattoni ineliminabili del nostro
passato culturale. Del nostro
passato, però
.
Sarebbe forse il caso di cominciare a valutare, per il
futuro, i costi (economici ed umani) del mantenimento di queste oasi naturalistiche di oscurità, di questi zoosafari dell'irrazionalismo (pensiamo a quanto ci costa, in termini di sofferenze e di danaro, l'obiezione di coscienza cattolica alla 194), e pensare ad un
disincentivamento delle credenze religiose, sull'unica base (
sex & violence a parte) "esperantistica" dell'umanità : la leva economica, nella fattispecie quella esercitabile dallo Stato di diritto.
Se questo Stato di diritto sarà governato da laici eletti da laici, s'intende.
Un gruppo religioso intende aprire una scuola privata confessionale? Piena libertà di farlo, ma interamente a spese dell'imprenditore (o della società pia) che si imbarcherà nella faccenda (senza parificare alcunché, ma anzi con obbligo di esame esterno e severo controllo dell'uniformità del programma di studio "privato" a quello pubblico). E niente detrazioni fiscali per le donazioni devolute alla scuola. E niente detrazioni per le donazioni devolute alle confraternite, alle Chiese, agli ospedali, alle istituzioni benefiche caratterizzate/i da un'impronta religiosa (e rigorosa contabilità e trasparenza delle donazioni stesse). Se i fedeli tengono alle loro credenze, beh, che se le paghino.
E, se un ginecologo ritiene di non poter aderire alle leggi dello Stato nello svolgimento del suo lavoro pagato dallo Stato, che si faccia assumere da un privato che la pensa come lui. Se favorire nelle scuole, negli ospedali, nelle prigioni, etc. (cosa possibilissima e civilissima) i diversi obblighi (alimentari, festivi o altro) connessi alle diverse religioni può avvenire senza oneri per lo Stato, bene; se ci sono dei costi, però, questi andranno a carico degli utenti religiosi, senza facilitazioni per i meno abbienti (provvederanno le autofinanziate società pie, se del caso).
La laicità dello Stato non eliminerà la conflittualità dalla società, ma la concentrerà sui conflitti reali, cioè materiali (anche con esiti violenti, se gli interessi sono materialmente incomponibili; non importa). Non mi par poco, liberarsi dai conflitti immaginari.