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mercoledì 28 gennaio 2015

Feltri, il candidato dei baby pensionati

Chi mai poteva scegliere come PdR Salvini, l'uomo (ma forse "uomo" è dire troppo) che ha fatto una bandiera del non fare mai (costi quel che costi) un cazzo? Il baby-baby pensionato (oh, 53 anni, mica pizza e fichi!) Vittorio Feltri, ça va sans dire.
http://www.giornalettismo.com/archives/132612/la-pensione-da-180mila-euro-di-feltri/ 
La pensione da 180mila euro di Feltri di Dario Ferri - 07/07/2011 -
“Riformare le pensioni”, dice l’editorialista del Giornale. La sua no?
Un trafiletto del Fatto a firma dell’ottimo Vittorio Malagutti ci racconta un episodio curioso che appartiene alla vita di Vittorio Feltri, baby pensionato andato in ritiro del 1997 a 53 anni: Per rimettere in sesto i conti pubblici bisogna innanzitutto intervenire sulle pensioni innalzando l’età in cui si smette di lavorare. La ricetta, in verità non nuovissima, arriva da Vittorio Feltri che martedì sera durante la trasmissione “In Onda” condotta su La7 da Luisella Costamagna e Luca Telese, ha detto la sua sulla manovra appena varata dal governo. “Bisogna fare come la Germania”, ha detto sicuro l’editorialista de Il Giornale. “Tutti sanno che in Germania si va in pensione a 67 anni”, ha spiegato Feltri, “mentre noi ci ostiniamo ad andarci a 58,59, 60”. Tutto vero, come no. Anzi, a volte capita perfino che qualcuno riesca a raggiungere l’agognata pensione anche prima, molto prima. Feltri per esempio ce l’ha fatta a soli 53 anni, nel 1997. Una pensione d’oro : ben 347 milioni di lire all’anno, circa circa 179 mila euro, a carico dell’Inpgi, l’Istituto previdenziale dei giornalisti. Da allora Feltri ha continuato a scrivere e a dirigere giornali, ricevendo ricchi e meritati compensi e spiegando al mondo intero che è meglio per tutti se si va in pensione a 67 anni.

mercoledì 14 gennaio 2015

Tutto è negoziabile, niente è sacro

Il problema costituito dall'esistenza stessa delle religioni che implicano adesione fideistica (come non era il caso delle religioni classiche, e non è il caso delle religioni/culture "primitive") è che introducono nel tessuto sociale degli elementi di non-negoziabilità, dei "valori" arbitrari (sottratti cioè ad un computo logico in merito alla loro utilità/inutilità) indisponibili alla mediazione sociale (un discorso analogo si potrebbe fare per la "religione dei diritti umani", ultima vittoria del cristianesimo).

Con ciò non si vogliono certo "maledire" le religioni, che tantum potuerunt suadere malorum, ok, ma che sono tuttavia mattoni ineliminabili del nostro passato culturale. Del nostro passato, però.

Sarebbe forse il caso di cominciare a valutare, per il futuro, i costi (economici ed umani) del mantenimento di queste oasi naturalistiche di oscurità, di questi zoosafari dell'irrazionalismo (pensiamo a quanto ci costa, in termini di sofferenze e di danaro, l'obiezione di coscienza cattolica alla 194), e pensare ad un disincentivamento delle credenze religiose, sull'unica base (sex & violence a parte) "esperantistica" dell'umanità : la leva economica, nella fattispecie quella esercitabile dallo Stato di diritto. Se questo Stato di diritto sarà governato da laici eletti da laici, s'intende.

Un gruppo religioso intende aprire una scuola privata confessionale? Piena libertà di farlo, ma interamente a spese dell'imprenditore (o della società pia) che si imbarcherà nella faccenda (senza parificare alcunché, ma anzi con obbligo di esame esterno e severo controllo dell'uniformità del programma di studio "privato" a quello pubblico). E niente detrazioni fiscali per le donazioni devolute alla scuola. E niente detrazioni per le donazioni devolute alle confraternite, alle Chiese, agli ospedali, alle istituzioni benefiche caratterizzate/i da un'impronta religiosa (e rigorosa contabilità e trasparenza delle donazioni stesse). Se i fedeli tengono alle loro credenze, beh, che se le paghino.

E, se un ginecologo ritiene di non poter aderire alle leggi dello Stato nello svolgimento del suo lavoro pagato dallo Stato, che si faccia assumere da un privato che la pensa come lui. Se favorire nelle scuole, negli ospedali, nelle prigioni, etc. (cosa possibilissima e civilissima) i diversi obblighi (alimentari, festivi o altro) connessi alle diverse religioni può avvenire senza oneri per lo Stato, bene; se ci sono dei costi, però, questi andranno a carico degli utenti religiosi, senza facilitazioni per i meno abbienti (provvederanno le autofinanziate società pie, se del caso).

La laicità dello Stato non eliminerà la conflittualità dalla società, ma la concentrerà sui conflitti reali, cioè materiali (anche con esiti violenti, se gli interessi sono materialmente incomponibili; non importa). Non mi par poco, liberarsi dai conflitti immaginari.


venerdì 9 gennaio 2015

Ma, militarmente parlando?

L'infame attacco dei dementi serial killers "religiosi" contro Charlie Hébdo ha determinato il consueto abuso di retorica al quale siamo abituati dal tempo del "nostro" terrorismo: un hit del momento sembra infatti "l'attacco al cuore dell'Occidente" (con tanto di lacrimuccia per la Grande Révolution, sparsa - nella pioggia, come al solito - per l'occasione anche dai molti antigiacobinisti in SPE).

Ma, ragionando freddamente, bisogna sempre ricordare che quella "guerra asimmetrica" che chiamiamo "terrorismo" ha finalità diverse dalle azioni di guerra classiche: ha infatti finalità sociali e politiche, piuttosto che militari.

Quali sono state, del resto, le conseguenze militari dell'azione di quei coglioni (non a caso, sono due) dei fratelli Kouachi? Zero. La capacità difensiva ed offensiva della Francia (il "nemico" dei due deficienti) non ne è stata minimamente diminuita, e l'economia (che ha altri problemi) marcia con le stesse difficoltà che aveva ieri.

L'unico "risultato" del dinamico duo sarà una manciata di voti in più per la parte conne della politica francese (e non solo: con il calore prodotto dallo sfregamento di mani dei fasci europei/antieuropei Le Pen, Farage, Salvini e Orban, ieri ci si sarebbe potuto mandare avanti uno Stato di media grandezza), che prontamente ha dimostrato la sua propensione alla mendicità (e poi se la prendono con gli zingari!) elettorale.

La guerra santa contro l'islam è ovviamente un'idiozia (roba per fobozerbini), e la guerra contro l'ISIS è vinta a priori.

L'unico problema che abbiamo è la barbarie interna: la Vandea di chi è pronto (ed è accaduto, con il Patriot Act, in una democrazia molto migliore della nostra) a gettare nella "spazzatura della storia" tutto il diritto occidentale, in nome di una sicurezza che non avrà.

Come diceva Benjamin Franklin, infatti, those who sacrifice liberty for security deserve neither.

Amen.