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domenica 9 novembre 2014
Requiem per il Muro di Berlino
Oggi è un giorno di festa per molti. Ne condivido razionalmente lo spirito, visto che non ho mai amato il "socialismo reale" (finalmente possiamo riappropriarci del "socialismo immaginario", scherzava - sì e no - Vauro all'epoca), ma francamente non condivido quella pur legittima gioia.
La presenza (odiosa? odiosa) di quel Muro testimoniava sì di una maligna frattura nel centro dell'Europa, ma anche di una benefica frattura nella Storia post-1789: con il 1917 un nuovo modello di società diventava reale, ed usciva dal mondo del possibile, e l'eguaglianza entrava nell'agenda del mondo, anche se nel modo peggiore (Stalin prima, Pol Pot in cauda).
Ora, quel Muro significava sì il Gulag e le piramidi di teschi verzicanti nella Cambogia spartana, ma significava anche quel desiderio (razionale) di eguaglianza economica che ora conosce una tardiva ed esitante primavera. I levellers avevano allora le loro "divisioni" (di staliniana memoria). Che queste divisioni siano scomparse è un bene. Che con esse se ne sia andata (incomprensibilmente) anche la speranza (la "speranza armata": politica, pratica) dell'eguaglianza è semplicemente una "catastrofe umanitaria".
Quindi, plaudo e brindo alla distruzione del Muro, e ai 25 anni di libertà guadagnata dai popoli dell'Est. Ma c'è proprio poco da festeggiare, in un mondo ormai costitutivamente (volontaristicamente) privo di un orizzonte alternatico, ed imbarbarito intellettualmente dall'eternizzazione religiosa delle leggi del Capitale.
Buon Anniversario a tutti, comunque.
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