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martedì 15 novembre 2016

Anche gli "anti-sistema" tengono famiglia

Dovendo purtroppo leggere con preoccupante frequenza florilegi di critiche "morali" al capitalismo (manco fosse una sentina di peccatori, e non un sistema di produzione), sono rimasto piuttosto sorpreso (ma anche no) nel constatare come la retorica vintage (tanto "rivoluzionaria" quanto conservatrice) sia rimasta su questo piano sostanzialmente immutata. Ecco cosa si leggeva su "Servire il popolo", organo (dal 1972) dell'Unione dei comunisti italiani marxisti-leninisti (i corsivi sono miei; le citazioni sono tratte da  V. Castronovo - N. Tranfaglia, La stampa italiana del neocapitalismo, Laterza, Roma-Bari 1976, pp. 130-131):
Il putridume nauseante che avvelena la società di individui che trascinano la loro squallida esistenza rinnovando le orge e i bagordi della Roma Imperiale, ravvivati da scandali, truffe, assassinii e suicidi [a. IV, n. 25].
Ma non basta:
La pazzia della borghesia morente è il desiderio di mettere in mostra le sue perversioni sessuali. Ci riferiamo qui a campi nudisti [...] in cui lo spirito decadente e corrotto unisce ai già squallidi sentimenti del nudismo, anche l'erotismo di bassa lega. Ragazze nude in tutto il resto del corpo calzano scarpe o sandali per ancheggiare e attrarre i feticisti [a. IV, n. 38].
In sostanza, la "borghesia" (mi domando se intesa come categoria etica o economica) è una classe "oziosa [e] parassita" fatta di "egoisti oppressori" (a. IV, n. 25), e persino "stupida e fifona" (a. IV, n. 31), mentre, fortunatamente, "[l']alba è piena di luce e il futuro sarà sempre più radioso" per i nostri "fratelli operai che soffrono" (a. IV, n. 38; il redimendo si deve meritare la propria redenzione con la sofferenza?), poiché la rivoluzione è una "fiamma inesauribile che deve animare tutti i nostri cuori" (a. IV, n. 12). E poi, naturalmente, la mamma è sempre la mamma:
Mamma, in alto il pugno, il Partito ti asciuga le lacrime. Moglie, in alto il pugno, il Partito ti rende l'amore. Figlio, in alto il pugno, il Partito ti dà l'avvenire [a. IV, n. 38].
Davvero encomiabile :), questa "divisione del lavoro": la mamma piange e la moglie ama. Ma si tratterebbe solo di bizzarra archeologia, se questo nesso fra conservatorismo antropologico (la purezza contro la corruzione - e la campagna contro la città: un punto rimarcato, a proposito delle ultime elezioni americane, dal demografo William Frey) e ribellismo "morale" non fosse la base "ideologica" (se così si può dire: sarebbe meglio dire "fideistica") del moderno (?) populismo, che infatti latita o delira, sul piano della proposta economica. Quale sarebbe, altrimenti, il nesso (fortissimo, ma razionalmente inspiegabile) tra omofobia e antiglobalizzazione? Eppure è semplice: sono solo due modalità espressive sotto le quali si cela una rivolta (non certo una rivoluzione) contro la realtà, quale è venuta rapidamente a modificarsi nel corso degli ultimi vent'anni. Tutti i padri (e anche le "mamme" che il Partito consolerà) sono morti, e il "popolo", in quanto tale bimbo (cioè interclassista e mitico), piange. Sarà ora che cominci a togliersi il moccio da solo, dividendosi.

lunedì 1 agosto 2016

Assange perde la verginità

Personalmente, ho sempre approvato l'idea (forse ingenua, ma positiva) di Assange per cui tutto quello che viene (legalmente o illegalmente) "secretato" da Stati o aziende dovrebbe esser reso disponibile al "pubblico". Certo, ciò sottintende una volontà di credere all'esistenza stessa della c.d. "opinione pubblica", ma transeat: ottimismo della volontà.

Quando Assange dice di non essere interessato alla fonte delle sue informazioni, purché le informazioni trasmesse siano vere, si rende però responsabile di qualcosa di peggio di un'ingenuità. Infatti, WL passerà (poniamo) tutto ciò che gli è stato trasmesso, ma non sappiamo se la sua fonte faccia altrettanto (anzi, verosimilmente, i leaks sono funzionali anche ad una strategia della fonte, che potrebbe implicare la pubblicità di alcuni documenti e il seppellimento di altri, sicché l'informazione "vera" potrebbe essere, se riesaminata nella completezza dei dati, semplicemente falsa). Ma transeat: supponiamo, per ostinato ottimismo della volontà, che WL "metta in conto", come male minore, la possibilità di rendersi "complice involontario" di una fonte.

Tuttavia, quando Assange dice di avere "a lot of material" su Hillary Clinton, ma non lo rivela subito, lasciando pendere questa minaccia sulla campagna elettorale americana, beh, sta agendo oggettivamente a favore di un candidato, Trump, del quale pur sono note le frequentazioni mafiose (inevitabili, ma profittevoli, per un palazzinaro a NY) e i finanziamenti a personaggi dubbi (sospettabilissimi di do ut des).

Ma transeat (ter): in fondo, se la campagna elettorale dev'essere senza esclusioni di colpi, lo sia, ma, se potessi farlo, io porrei due domande a mr Assange:

1. Chi decide la linea politica (nella fattispecie, l'oggettivo appoggio a Trump: a quel fascista/razzista di Trump, per la precisione) all'interno di WL?

2. Non è lecito chiedere ad Assange quale sia la sua fonte. Però, WL ha la certezza che, nel caso della campagna elettorale USA, la linea politica (e dunque la tempistica, che mi sembra una novità strategica) non la sia decidendo la fonte? In altre parole, WL sa che Assange potrebbe esser diventato il complice volontario della sua fonte?