Nel 1920, a un anno dall'assassinio di Rosa Luxemburg, la rivista di Kraus, "Die Fackel", ricevette, da parte di una ricca signora ungherese, una lettera in cui si dileggiava la dirigente comunista. Traggo dalla risposta di Kraus a questa "bestia" (così giustamente la definisce lo scrittore: evidentemente, la vocazione dello sciacallo è nel DNA della destra) il seguente piccolo brano (che cito da K. Kraus, "Elogio della vita a rovescio" [p. 126], volume della benemerita, ancorché funestata da refusi, collana "I grandi classici dell'umorismo" del Sole 24 Ore):
[...] il comunismo come realtà è semplicemente la reazione a una ideologia che svilisce la vita; comunque, grazie a Dio, ha un'origine più pura e ideale, è un antidoto disperato, ma con uno scopo più puro e ideale -- al diavolo la sua realizzazione ma Dio ce lo conservi come una continua minaccia che incombe sulla testa di coloro che, possedendo beni, per essere protetti vorrebbero spedire gli altri sui fronti della fame e dell'onore patrio, confortandoli con il pensiero che la vita non è il più grande dei beni. Dio ce lo conservi, affinché questa gentaglia, che per sfrontatezza non sa più cosa fare, non diventi ancora più sfacciata; affinché la società esclusiva di quelli che godono il privilegio del piacere, che ritengono che l'umanità ad essa sottoposta riceva da essa una sufficiente dose d'amore, se le viene trasmessa la sifilide, vada almeno a letto con un incubo! Affinché le passi la voglia di fare la morale alle sue vittime e di fare dello spirito sul loro conto!
Ora, sono ben lungi dall'attribuire al marxismo compiti così limitati, e definizioni così improprie ("purezza" e "idealismo"? Karl [Marx] si rivolterebbe nella tomba), ma ogni tanto fa piacere sentire una voce (seppur inutilmente) morale.