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venerdì 27 gennaio 2017

La "parcellizzazione" della verità

E' certamente vero (e preoccupante) che la "gestione delle menzogne" sia diventata un'arma della "guerra totale" (intra- ed extra-statuale), ma se ciò è potuto succedere (e continua a succedere), ciò avviene solo perché vengono "comprate" (naturalmente, perché sono prodotte) delle verità su misura, richieste dal mercato delle identità politiche.

Il problema non è che esista gente che non crede nella sfericità della terra (non saranno legioni), ma che esista una nicchia di clienti dell'informazione che trova attraente (per motivi sostanzialmente irrilevanti, en l'occurrence, ma degni comunque d'indagine) una tesi tanto priva di logica. Il problema è che, se è pensabile una clientela del genere, quanto più grande sarà la platea di chi è disposto a credere che l'interruzione unilaterale della divisione internazionale del lavoro possa portare a un miglioramento dell'economia, piuttosto che ad un'instabilità globale?

Come è noto, il buon Karl aveva torto, nel gerarchizzare (illuministicamente, più che hegelianamente) la risposta degli umani agli stimoli della (= ai problemi posti dalla) natura, e tuttavia sarebbe stato difficile, ai suoi tempi, e sembra incredibile ancor ora, credere a ciò che non possiamo che constatare: la verità, che fattualmente e razionalmente è univoca (cioè univocamente - i.e. per rationem - discutibile), è stata balcanizzata. Si sono create delle "tribù di credenti"; peggio, esiste un intero ventaglio di assiomi sterili, ovvero costitutivamente incapaci di generare teoremi, ma suscettibili di raccogliere socialità, di fare setta, al di là di ogni (eventuale) confutazione da parte dell'esperienza e/o della pura e semplice ragione formale.

Il fatto che di balle ormai anche pericolose (come quella circa l'umoristico nesso vaccini/autismo) sia possibile tracciare un comodo albero genealogico, con tanto di nomi e date, non scalfisce (non può scalfire) la credenza in dette balle. E, se ciò può avvenire (e in effetti avviene), la cosa non può che dipendere dal fatto che il contenuto di (accidentale) verità che fa da legante al coerire di quelle tribù è di gran lunga meno rilevante della loro solidità sociale.

E il fatto che qualunque affermazione (o comportamento) sia utilizzabile come collante tribale rende socialmente & politicamente irrilevante la verità, e dunque svuota di senso la "saggezza della folla".

E c'è di peggio: ogni "gestore di verità" assume, in un contesto di questa fatta, una funzione militare: diventa un signore della guerra in grado di manovrare dei sentimenti primitivi & infantili (cioè identitari) in masse progressivamente barbarizzate dalla prevalenza dell'appartenenza sulla conoscenza.

Mala tempora currunt et current.

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