La serie di fatti che ha portato all'incredibile ed ennesima
guerricciola locale sembra un manuale del pavlovismo etnico, e non
l'espressione di entità politiche.
1. Vengono uccisi tre ragazzi israeliani. E' un'azione semplicemente
inumana, e politicamente immonda: chi uccide qualcuno perché
"appartiene" ad una natio è a) un idiota; b) un mostro. Ai funerali dei
poveri ragazzi, Netanyahu dichiara: "'Un baratro morale ci separa dai
nostri nemici' [...] 'Loro celebrano la morte, noi la vita. Loro
inneggiano alla crudeltà, noi alla pietà'". Avventato.
2. Un ragazzo arabo, "infatti", viene bruciato vivo, presumibilmente, da
entità che la stampa chiama "estremisti ebrei" (mah: "fondamentalisti"
lo capirei, ma... "estremisti" che significa, in termini religiosi? E,
naturalmente, non significa un accidente in termini etnici; posto che i
"termini etnici" significhino alcunché), ma comunque quei figli di cane
vengono arrestati (a differenza - occorre amaramente osservare - dei
figli di cane palestinesi responsabili del triplice omicidio). Abu Mazen
dichiara: «La responsabilità di questa morte ricade su Israele, sta a
loro trovare e punire i killer». Interessante, questa chiastica
differenza di stile, fra Israele (grande empatia e ottimo death toll
nemico) e l'ANP (scarsa empatia e pessimo death toll nemico); comunque
irrilevante.
3. Hamas, l'organizzazione presumbilmente responsabile dell'assassinio
dei ragazzi israeliani, intensifica il consueto (e irazionale) lancio di
missili, confermando che l'eventualità futura di Nobel gazani è prossima
allo zero. Qual è, infatti, il senso politico, o il senso militare, di
questi lanci, che (fortunatamente) non ammazzano nessuno e creano pochi
danni *ad Israele*, ma "in compenso" attirano legioni di sventure *sui
palestinesi* (poiché non è certo pensabile che uno Stato sovrano assista
senza reagire ad un attacco militare, sia pur militarmente clownesco,
contro il proprio territorio)? Devono "farsi vivi" per incassare il
sostegno (economico e bona lè) "internazionale" e tenere in piedi il
fantasma di una "causa nazionale" a spese di "un pugno di cadaveri"?
4. "Al che", poiché i pavlovismi amano la compagnia, Israele compie il
solito massacruccio (siamo a 100 cadaveri), del quale continua a non
vedersi il perché, a meno di non credere che, dentro Israele, questa
roba funzioni come gli 80 euro di Renzi. E chissà se seguirà anche un
attacco di terra? Btw, al-Qa'ida non è più una lontana ipotesi, nella
regione, e per quelle teste di cazzo, la "causa palestinese" (non
diversamente che per Hamas, e forse anche per l'ANP) è solo marketing.
Ma a nessuno importa, in Israele: sono tutti occupati a dimostrare coi
fatti l'"abisso morale" de quo antea diximus.
5. Al che segue la domanda: perché dovrebbe importacene qualcosa? A noi
UE, dico? E anche agli USA, aggiungo? Per questi ultimi, che contano su
Turchia e IL, la convivenza di questi due asset strategici diventa
sempre più difficile, e non tutti vedono di buon occhio, a Washington,
un'alleanza (onerosa) con un partner sempre più ideologicamente
inaffidabile; inoltre, tutti gli storici tentativi (Clinton, Bush,
Obama) di mettere fine alla questione si rivelano regolarmente un
fallimento interno. Per la UE, in attesa di "valutare" il gas israeliano
(che cambierà le carte in tavola), un neutrale disinteresse, e una
decisa astensione da qualunque forma di "tavolo" fra IL e ANP, e da
qualunque "aiuto umanitario" alla Palestina, beh, è ormai una questione
quasi di igiene politica (quanto abbia pesato questa faccenda, lo
testimonia Moro nelle sue lettere dal carcere BR), anche considerando
quanto sia più inquieta e importante per noi la sponda sud del
Mediterraneo. Io dico: passiamo la mano, passiamo ad una rigida
neutralità, ad un non-interventismo strategico, e vinca il migliore. Si
fa per dire, considerando il fatto che si parla di Israele e Palestina.
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