Visualizzazioni totali

sabato 12 luglio 2014

Dimenticare Israele & la Palestina

La serie di fatti che ha portato all'incredibile ed ennesima guerricciola locale sembra un manuale del pavlovismo etnico, e non l'espressione di entità politiche.

1. Vengono uccisi tre ragazzi israeliani. E' un'azione semplicemente inumana, e politicamente immonda: chi uccide qualcuno perché "appartiene" ad una natio è a) un idiota; b) un mostro. Ai funerali dei poveri ragazzi, Netanyahu dichiara: "'Un baratro morale ci separa dai nostri nemici' [...] 'Loro celebrano la morte, noi la vita. Loro inneggiano alla crudeltà, noi alla pietà'". Avventato.

2. Un ragazzo arabo, "infatti", viene bruciato vivo, presumibilmente, da entità che la stampa chiama "estremisti ebrei" (mah: "fondamentalisti" lo capirei, ma... "estremisti" che significa, in termini religiosi? E, naturalmente, non significa un accidente in termini etnici; posto che i "termini etnici" significhino alcunché), ma comunque quei figli di cane vengono arrestati (a differenza - occorre amaramente osservare - dei figli di cane palestinesi responsabili del triplice omicidio). Abu Mazen dichiara: «La responsabilità di questa morte ricade su Israele, sta a loro trovare e punire i killer». Interessante, questa chiastica differenza di stile, fra Israele (grande empatia e ottimo death toll nemico) e l'ANP (scarsa empatia e pessimo death toll nemico); comunque irrilevante.

3. Hamas, l'organizzazione presumbilmente responsabile dell'assassinio dei ragazzi israeliani, intensifica il consueto (e irazionale) lancio di missili, confermando che l'eventualità futura di Nobel gazani è prossima allo zero. Qual è, infatti, il senso politico, o il senso militare, di questi lanci, che (fortunatamente) non ammazzano nessuno e creano pochi danni *ad Israele*, ma "in compenso" attirano legioni di sventure *sui palestinesi* (poiché non è certo pensabile che uno Stato sovrano assista senza reagire ad un attacco militare, sia pur militarmente clownesco, contro il proprio territorio)? Devono "farsi vivi" per incassare il sostegno (economico e bona lè) "internazionale" e tenere in piedi il fantasma di una "causa nazionale" a spese di "un pugno di cadaveri"?

4. "Al che", poiché i pavlovismi amano la compagnia, Israele compie il solito massacruccio (siamo a 100 cadaveri), del quale continua a non vedersi il perché, a meno di non credere che, dentro Israele, questa roba funzioni come gli 80 euro di Renzi. E chissà se seguirà anche un attacco di terra? Btw, al-Qa'ida non è più una lontana ipotesi, nella regione, e per quelle teste di cazzo, la "causa palestinese" (non diversamente che per Hamas, e forse anche per l'ANP) è solo marketing. Ma a nessuno importa, in Israele: sono tutti occupati a dimostrare coi fatti l'"abisso morale" de quo antea diximus.

5. Al che segue la domanda: perché dovrebbe importacene qualcosa? A noi UE, dico? E anche agli USA, aggiungo? Per questi ultimi, che contano su Turchia e IL, la convivenza di questi due asset strategici diventa sempre più difficile, e non tutti vedono di buon occhio, a Washington, un'alleanza (onerosa) con un partner sempre più ideologicamente inaffidabile; inoltre, tutti gli storici tentativi (Clinton, Bush, Obama) di mettere fine alla questione si rivelano regolarmente un fallimento interno. Per la UE, in attesa di "valutare" il gas israeliano (che cambierà le carte in tavola), un neutrale disinteresse, e una decisa astensione da qualunque forma di "tavolo" fra IL e ANP, e da qualunque "aiuto umanitario" alla Palestina, beh, è ormai una questione quasi di igiene politica (quanto abbia pesato questa faccenda, lo testimonia Moro nelle sue lettere dal carcere BR), anche considerando quanto sia più inquieta e importante per noi la sponda sud del Mediterraneo. Io dico: passiamo la mano, passiamo ad una rigida neutralità, ad un non-interventismo strategico, e vinca il migliore. Si fa per dire, considerando il fatto che si parla di Israele e Palestina.

Nessun commento:

Posta un commento