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mercoledì 16 aprile 2014

Terrorismo e guerra mascherata

L'articolo di Franco Venturini apparso oggi sul CdS, "La guerra civile (suicida) di Putin e la paura siriana che blocca Obama", si conclude, dopo varie osservazioni di rassegnato buon senso, con questa affermazione: "Le vie percorribili sono poche. Una potrebbe essere quella di trattare sull'idea dell'assetto federale dell'Ucraina, cioè sul riconoscimento di una realtà storica [Blut und Boden strike again, NdR], ma piantando tutti i paletti necessari per impedire che le autonomie dell'Est e dell'Ovest diventino la premessa di uno smembramento a tutto vantaggio del Cremlino".

Cioè, si intendono archiviare i Sudeti (l'Anschluss della Crimea) e ci si appresta a "trattare" (invano) sull'Austria (l'Ucraina), per i buoni (senza ironia) motivi connessi a) al contraccolpo delle eventuali sanzioni hard sull'economia dei sanzionatori; b) ai rischi inaccettabili di una guerra aperta.

Ma non è necessario. Tertium datur.

Proverò ad esprimere coram populo quel che tutti sanno. L'"avanzata etnica" ha (se la logica ancor s'avvince a un senso) già determinato un riarmo della guerriglia (terroristica? terroristica) cecena.

Il "machiavellico volgare" (l'analfabeta à la Putin, ad es.) crede davvero che la spregiudicatezza pragmatica (una roba vecchia quanto il mondo) sia le dernier cri della politica. Ma non è vero che (ogni) fine giustifichi (ogni) mezzo; è per contro vero che ogni fine ha un mezzo acconcio. Quando il fine eccede il mezzo, l'algido stratega che scambia l'ipotermia per strategia se la pijja ner chiccherone, per citare l'immortale Manfredi di C'eravamo tanto amati.

Ergo, ok, Putin su una cosa ha ragione: nessuno andrà a vedere il suo bluff militare (Putin è un tirannello autistico, dunque, paradossalmente non ha nulla da perdere: anche da cadavere, nella sua aloofness alcoolica, galopperà ubriaco nelle celesti praterie de nunsesacché). Però ci sono altri tavoli, dicevo. Altri giochi. Altre regole.

Regole "cecene".

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