Il problema costituito dall'esistenza stessa delle religioni che implicano adesione fideistica (come non era il caso delle religioni classiche, e non è il caso delle religioni/culture "primitive") è che introducono nel tessuto sociale degli elementi di non-negoziabilità, dei "valori" arbitrari (sottratti cioè ad un computo logico in merito alla loro utilità/inutilità) indisponibili alla mediazione sociale (un discorso analogo si potrebbe fare per la "religione dei diritti umani", ultima vittoria del cristianesimo).
Con ciò non si vogliono certo "maledire" le religioni, che tantum potuerunt suadere malorum, ok, ma che sono tuttavia mattoni ineliminabili del nostro passato culturale. Del nostro passato, però.
Sarebbe forse il caso di cominciare a valutare, per il futuro, i costi (economici ed umani) del mantenimento di queste oasi naturalistiche di oscurità, di questi zoosafari dell'irrazionalismo (pensiamo a quanto ci costa, in termini di sofferenze e di danaro, l'obiezione di coscienza cattolica alla 194), e pensare ad un disincentivamento delle credenze religiose, sull'unica base (sex & violence a parte) "esperantistica" dell'umanità : la leva economica, nella fattispecie quella esercitabile dallo Stato di diritto. Se questo Stato di diritto sarà governato da laici eletti da laici, s'intende.
Un gruppo religioso intende aprire una scuola privata confessionale? Piena libertà di farlo, ma interamente a spese dell'imprenditore (o della società pia) che si imbarcherà nella faccenda (senza parificare alcunché, ma anzi con obbligo di esame esterno e severo controllo dell'uniformità del programma di studio "privato" a quello pubblico). E niente detrazioni fiscali per le donazioni devolute alla scuola. E niente detrazioni per le donazioni devolute alle confraternite, alle Chiese, agli ospedali, alle istituzioni benefiche caratterizzate/i da un'impronta religiosa (e rigorosa contabilità e trasparenza delle donazioni stesse). Se i fedeli tengono alle loro credenze, beh, che se le paghino.
E, se un ginecologo ritiene di non poter aderire alle leggi dello Stato nello svolgimento del suo lavoro pagato dallo Stato, che si faccia assumere da un privato che la pensa come lui. Se favorire nelle scuole, negli ospedali, nelle prigioni, etc. (cosa possibilissima e civilissima) i diversi obblighi (alimentari, festivi o altro) connessi alle diverse religioni può avvenire senza oneri per lo Stato, bene; se ci sono dei costi, però, questi andranno a carico degli utenti religiosi, senza facilitazioni per i meno abbienti (provvederanno le autofinanziate società pie, se del caso).
La laicità dello Stato non eliminerà la conflittualità dalla società, ma la concentrerà sui conflitti reali, cioè materiali (anche con esiti violenti, se gli interessi sono materialmente incomponibili; non importa). Non mi par poco, liberarsi dai conflitti immaginari.
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mercoledì 14 gennaio 2015
venerdì 9 gennaio 2015
Ma, militarmente parlando?
L'infame attacco dei dementi serial killers "religiosi" contro Charlie Hébdo ha determinato il consueto abuso di retorica al quale siamo abituati dal tempo del "nostro" terrorismo: un hit del momento sembra infatti "l'attacco al cuore dell'Occidente" (con tanto di lacrimuccia per la Grande Révolution, sparsa - nella pioggia, come al solito - per l'occasione anche dai molti antigiacobinisti in SPE).
Ma, ragionando freddamente, bisogna sempre ricordare che quella "guerra asimmetrica" che chiamiamo "terrorismo" ha finalità diverse dalle azioni di guerra classiche: ha infatti finalità sociali e politiche, piuttosto che militari.
Quali sono state, del resto, le conseguenze militari dell'azione di quei coglioni (non a caso, sono due) dei fratelli Kouachi? Zero. La capacità difensiva ed offensiva della Francia (il "nemico" dei due deficienti) non ne è stata minimamente diminuita, e l'economia (che ha altri problemi) marcia con le stesse difficoltà che aveva ieri.
L'unico "risultato" del dinamico duo sarà una manciata di voti in più per la parte conne della politica francese (e non solo: con il calore prodotto dallo sfregamento di mani dei fasci europei/antieuropei Le Pen, Farage, Salvini e Orban, ieri ci si sarebbe potuto mandare avanti uno Stato di media grandezza), che prontamente ha dimostrato la sua propensione alla mendicità (e poi se la prendono con gli zingari!) elettorale.
La guerra santa contro l'islam è ovviamente un'idiozia (roba per fobozerbini), e la guerra contro l'ISIS è vinta a priori.
L'unico problema che abbiamo è la barbarie interna: la Vandea di chi è pronto (ed è accaduto, con il Patriot Act, in una democrazia molto migliore della nostra) a gettare nella "spazzatura della storia" tutto il diritto occidentale, in nome di una sicurezza che non avrà.
Come diceva Benjamin Franklin, infatti, those who sacrifice liberty for security deserve neither.
Amen.
Ma, ragionando freddamente, bisogna sempre ricordare che quella "guerra asimmetrica" che chiamiamo "terrorismo" ha finalità diverse dalle azioni di guerra classiche: ha infatti finalità sociali e politiche, piuttosto che militari.
Quali sono state, del resto, le conseguenze militari dell'azione di quei coglioni (non a caso, sono due) dei fratelli Kouachi? Zero. La capacità difensiva ed offensiva della Francia (il "nemico" dei due deficienti) non ne è stata minimamente diminuita, e l'economia (che ha altri problemi) marcia con le stesse difficoltà che aveva ieri.
L'unico "risultato" del dinamico duo sarà una manciata di voti in più per la parte conne della politica francese (e non solo: con il calore prodotto dallo sfregamento di mani dei fasci europei/antieuropei Le Pen, Farage, Salvini e Orban, ieri ci si sarebbe potuto mandare avanti uno Stato di media grandezza), che prontamente ha dimostrato la sua propensione alla mendicità (e poi se la prendono con gli zingari!) elettorale.
La guerra santa contro l'islam è ovviamente un'idiozia (roba per fobozerbini), e la guerra contro l'ISIS è vinta a priori.
L'unico problema che abbiamo è la barbarie interna: la Vandea di chi è pronto (ed è accaduto, con il Patriot Act, in una democrazia molto migliore della nostra) a gettare nella "spazzatura della storia" tutto il diritto occidentale, in nome di una sicurezza che non avrà.
Come diceva Benjamin Franklin, infatti, those who sacrifice liberty for security deserve neither.
Amen.
lunedì 22 dicembre 2014
Peste identitaria. Il contagio.
Niente è senza conseguenze. C'era (olim erat) gente convinta che l'Anschluss putiniano della Crimea potesse essere tranquillamente riassorbito (in fondo, dicàmocelo, chi vorrebbe morire per Sebastopoli?) dalla Comunità Internazionale. Quella puttana della realtà, al solito, non era d'accordo, e la Russia sta pagando caro il suo tentativo di spostare pro domo le pietre di confine fissate con la Seconda Guerra mondiale.
Ma c'è di peggio: il nazionalismo perdente ucraino e il nazionalismo vincente (solo sul piano militare, sfortunatamente per i volenterosi sudditi della Santa Madre) russo sono due versioni della stessa peste identitaria, una peste che ha contagiato immediatamente i fascisti: quelli puttaneschi, pagati (Le Pen) o in attesa di pagamento (Salvini) da parte di Putin, e quelli "old style", come ad es. le camicie brune polacche e ungheresi, che ora vogliono la loro parte di Sudet... ops!, di Ucraina. Leggiamo:
Ma c'è di peggio: il nazionalismo perdente ucraino e il nazionalismo vincente (solo sul piano militare, sfortunatamente per i volenterosi sudditi della Santa Madre) russo sono due versioni della stessa peste identitaria, una peste che ha contagiato immediatamente i fascisti: quelli puttaneschi, pagati (Le Pen) o in attesa di pagamento (Salvini) da parte di Putin, e quelli "old style", come ad es. le camicie brune polacche e ungheresi, che ora vogliono la loro parte di Sudet... ops!, di Ucraina. Leggiamo:
The pro-Russian right-wing extremist movement in the Donetsk oblast is now supported by a Polish fascist group called "Falanga". It is not the first Polish extreme right organisation that is trying to undermine democracy in Ukraine - in the beginning of February, Hungarian Jobbik and Polish Ruch Narodowy (National Movement) tried to promote pro-Hungarian and pro-Polish separatism in Western parts of Ukraine.
With Falanga, the situation is a little bit different, although there is little doubt that Falanga would support the demise of Ukraine and Galicia consequently joining Poland.
Under the leadership of Bartosz Bekier, Falanga is a part of the broad, partially coordinated pan-European extreme right movement that is, in particular, openly supportive of the Kremlin's anti-Western policies and ideas.
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| Falanga on the march; Bartosz Bekier is featured on the left. Warsaw, 2011 |
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| Bartosz Bekier in Donetsk, May 2014 |
Molto supportive, indeed...
Bekier travelled to Donetsk in May 2014; he made a speech at a pro-Russian meeting condemning NATO and the
"pro-Atlanticist" government in Poland, and interviewed Denis Pushilin, the self-declared Chairman of the Supreme
Soviet of the so-called "Donetsk People's Republic", for Falanga's
website Xportal. It has also been reported that a few activists from Falanga were
going to stay in Donetsk to fight against the Ukrainian forces.
Questa è una notizia davvero curiosa: un sito fascista che intervista il Presidente del Soviet Supremo di Donetsk! Andiamo a leggere questa perla della comunicazione fra nemici:
Interview with Denis Pushilin, prime minister of Donetsk People’s Republic
From editors of Xportal.pl: On May 27th, during visit in Donetsk, editors of the Xportal.pl obtained an exclusive opportunity to interview the Prime Minister of the People’s Republic of Donetsk, Denis Pushilin. During our conversation the attack on the city have begun. It was carried mainly from the air by troops loyal to Kyiv, and was repulsed by the insurgents, despite many losses in their ranks.Bartosz Bekier: Will the declaration of cooperation between Luhansk and Donetsk People’s Republics be a step towards forming independent Novorossiya?Denis Pushilin: It is possible that it will be Novorossiya, but it is just one of the possible endings. We do not rule out that we will go further, even much further.B.B. In that case, is joining the Russian Federation one of the possibilities?D.P. It is also considered, but the first step will be Novorossiya. This may be the beginning of a wider unification: it is possible that other republics and Transnistria will join us, because several western regions declared their readiness to conduct a referendum.B.B. Because of biased media coverage of developments in Ukraine, Poles lack information regarding the crimes perpetrated by kievan junta. What could you tell about them?D.P. The most important thing that should not be hidden from the media, the society as a whole and those media who present reality as it is, is the fact that everyday our people are dying. The worst thing is that the army is being used against its own nation. It is absurd. The so-called “anti-terrorist operation” is nothing less than using the army against the people. Regardless how bad Yanukovych was as a president, he would never issue that kind of order, even when he had the chance to do it against the Maidan. The army has sworn allegiance to the people and now is being used to destroy the people. It is a most horrible crime. Another one is what happened few weeks ago in Odessa. People were burned alive. Since World War II nothing like that happened here, and now we can say we were watching it live one air – on Youtube there are many materials. Another terrible fact: the youth that took part in this is supported by the junta, the political elites. Not only it is immoral, but also leads to the escalation of conflict and shows that in the Ukraine Nazism exists. Poland also suffered because of it. Your grandparents who survived it surely remember. This time a similar fire has broken out in Ukrainian territory. If Luhansk and South-East would not rise up, this fire could spread further. This is why we regret that Europe does not react, does not try to resist against those Nazis. Speaking about history, we should remember that even German Nazis despised Bandera and his followers, they were frightened by their groundless ferocity. And now those people appear again, out of nowhere, and were used in the coup d’etat that installed these new “authorities” in Kiev.B.B. In Poland there is a widespread belief that Donetsk People’s Republic exists only thanks to Russian support. I would like to ask – if it is not classified information – what means of defence does the Republic have, and do you fear Ukrainian intervention?D.P. We will do whatever it takes to defend by ourselves with what we have – volunteers and equipment. We were not preparing for war, or even revolution – it is a genuine popular uprising. As I said, we will do whatever it takes to defend by ourselves, but we cannot exclude the possibility of asking Russia for deploying peacekeeping forces, because tanks and Grad artillery systems are used against our people. It is an asymmetric conflict. We do not have such weapons, but we also do not want it to be used on our land, because we do not want to destroy it. We are in our own home, we are not guests. We do not impose our opinion on others, but on our land we have got the right to decide what is good and bad for us, who is the hero, and who is the Nazi, what monuments we should erect and what language we want to use. We have nothing against other languages. Our Donbass is a multiethnic region, we are tolerant towards others. There were no ethnically motivated conflicts here. Neither between Russians and Ukrainians nor Jews or people from the Caucasus, although in other places such conflicts happened. The aim of present kievan propaganda is to rouse hatred between Russians and Ukrainians through distortion of history, insulting the common history of our ancestors, who acted together during various historical circumstances. Who profits from this? External forces. That means, the propaganda has geopolitical background. Its goal is to divide the state into smaller countries, to make manipulating the region easier, to impose WMF credits etc. on them and then steer them, just like it is happening with Yatsenyuk, Turchinov and others in Kiev. It is pretty obvious.B.B. We would like to ask about social and economical system that will be introduced in Donetsk People’s Republic. There are lots of speculations appearing about nationalization, fighting the oligarchs etc.D.P. It is not that we are planning to introduce some rigid system – we do not plan to introduce communism, for example. The news about nationalization concern only the key branches of industry that were really stolen from the people. It has nothing to do with small or average companies. It is the other way round – we plan to help them. The Ukrainian criminal oligarchy was corrupted to the bone and all attempts of conducting fair business were blocked on different levels. Those who managed to succeed are either heroes or criminals, because the conditions led them to creating various modes of conduct to exist in business spheres. Apart from increasing taxes, many institutions forced them to bribery. We are planning to get rid of this and change the situation.B.B. Last question: What would you say to all the Poles who are against atlanticism and the presence of NATO bases and American troops in Poland?D.P. I have got a big request to the Poles whose eyes are open: remember your roots! You are Slavs too. Look, there are more that unites us than divides us. Only because political ambitions of recent times we have been put on other sides of barricades. It is what the external forces want: to divide Slavs, to make them easier to manipulate. United, we can live like our ancestors. Revive their values, such different from today’s, values that will not allow the destruction of our traditions. It may be, that our actions to the day are the beginning of Slavic unification.
E di cosa parla il Presidente del Soviet :) a un nazista? Ma è ovvio, parbleu: della comune lotta antinazista: "We [Soviet Republic] regret that Europe does not react [...] against Nazis", cioè contro i camerati del suo interlocutore, il quale non batte ciglio. Et pour cause. Infatti, dopo averlo rassicurato ("We do not plan to introduce communism"), il Presidente :) termina con un tipico appello internazionalista & progressista: "You [Poles] are Slavs too. Look, there are more that unites us than divides us.
Only because political ambitions of recent times we have been put on other
sides of barricades. It is what the external forces want: to divide Slavs, to
make them easier to manipulate. United, we can live like our ancestors".
Puro marxismo-lepenismo... Del resto, B. Bekier è un nazi peculiare:
Toh, guarda chi si rivede! Mutti, direttore di "Eurasia". Ecco il sommario dell'ultimo numero de 'sta roba:Bekier is a student of Political Science at the Cardinal Stefan Wyszyński University in Warsaw. Before hebecame the leader of Falanga, he was a member of the extreme right Oboz Narodowo Radykalny (National Radical Camp) in Mazovia, but was expelled from the organisation. His views are considered bizarre for most of the Polish extreme right, as he has cooperated with Maoists (Rewolucyjną Lewicę Komunistyczną [Revolutionary Communist Left]), National Bolsheviks and Eurasianists. (The links between fascism, Maoism and National Bolshevism as such are nothing strange obviously, especially if we consider organisations such as Parti Communautaire Européen or Jeune Europe, or individual right-wing extremists such as Claudio Mutti).
Il cerchio si chiude, ancora, con Aleksandr Dugin, con Putin e con l'Eurasia (e codazzo di fascisti italiani e francesi. Dugin... Vi dicevo che ne avremmo riparlato...XXXV (3 - 2014)
SOMMARIO
EditorialeDossario – La geopolitica delle religioniMarco Costa, La tradizione confuciana nella Cina socialistaParama Karuna Devi, Narendra Modi e il Risorgimento induistaErmanno Visintainer, Religioni in Asia centraleCarmela Crescenti, Geopolitica del sufismoAli Reza Jalali, Geopolitica dell’Islam sciitaGiuseppe Cappelluti, L’Islam russo: il TatarstanVittoria Squillacioti, Le confraternite sufiche in SenegalIvelina Dimitrova, Il pilastro ortodosso dello Stato russoLeonid Savin, Chiesa ortodossa russa, Stato e societàStefano Vernole, L’influenza dell’Ortodossia sulla geopolitica serbaAndrea Turi, Docete omnes gentes. La geopolitica del VaticanoMahdi D. Nazemroaya, La persecuzione dei cristiani in Siria e in IraqAldo Braccio, Protestantesimo e OccidenteAlessandra Colla, Deus vult. Sette protestanti e imperialismo statunitenseKevin Barrett, L’Islam come controcultura americanaGian Pio Mattogno, I fondamenti teologici dell’imperialismo sionistaÁbel Stamler, Una setta sionista in UngheriaIntervisteIntervista a Guglielmo Duccoli (a cura di Aldo Braccio)RecensioniAleksandr Dugin e Alain de Benoist, Eurasia, Vladimir Putin e la grande politica
martedì 16 dicembre 2014
Ancora sull'associazione "Lombardia Russia"
Il legame ideologico tra fascismo e leghismo è già sufficientemente evidente nella xenofobia identitaria che caratterizza l'ormai nomade (una vendetta della storia, per il partito anti-Rom) LN. Un faro sembra però esser stato fornito ai "camminanti" della destra dal nuovo "uomo della provvidenza", stavolta d'importazione, Putin, in cui convergono (forse al di là delle intenzioni strumentali di colui che festeggia il compleanno nel giorno in cui qualcuno ha ammazzato la Politkovskaja) il culto del Capo, l'antiamericanismo, l'antieuropeismo e la solita brodaglia di presunti "valori" legati all'ethnos (più una new entry: quella cazzata tipicamente fascista che è l'Eurasia). Ma le reti ideologiche sono fatte di uomini in carne ed ossa. Leggiamo una parte dell'art. di Giovanni Savino:
In sostanza: sono pericolosi. Vigilanza.
Attenzione al nome "Dugin": Aleksandr Gelyevich Dugin. Ne riparleremo. E attenzione a questa rete di conoscenze vecchie e nuove (tutte con la medesima matrice nazista scritta in fronte): questi si stanno organizzando, a livello ideologico, politico, economico (occorrerà "seguire i soldi": chi finanzia questa gente?), e hanno un obiettivo (l'attacco all'euro) che la confusione dei tempi può rendere sfortunatamente appetibile anche per una "sinistra" divisa fra revisionismo (autodafé?) neoliberale (PD) e "disperazionismo movimentista" (un calderone anarcoide in cui personaggi come Fusaro o Bagnai fungono da pesci pilota per "masse" atomizzate e senza orizzonte).Interessante notare come, nonostante la professione di apoliticità di Lombardia-Russia, la sua direzione sia saldamente nelle mani degli esponenti leghisti e a presiederla sia Gianluca Savoini, firma storica de La Padania e attualmente vicepresidente del Corecom lombardo. A dettare la linea ideologica è Max Ferrari, già espulso dalla Lega nel 2006 dopo 17 anni di militanza per contrasti con l'allora «cerchio magico» e per la sua fedeltà alla battaglia indipendentista e ora riammesso proprio da quel Salvini che aveva bollato 8 anni fa come «rampante». Appena rientrato nei ranghi del movimento padano, Ferrari si è gettato in un'instancabile attività filo-russa, non limitandosi ad articoli su La Padania, ma anche collaborando con la redazione italiana di Voce della Russia e lanciando una versione russa del proprio blog. L'idea del giornalista varesotto è di includere il Nord Italia in un progetto più ampio dell'Eurasia dei popoli, adottando le idee di Dugin e di Jean Thiriart.Non a caso, il nome dell'ex SS belga, fondatore della Giovane Europa negli anni Sessanta, circola nemmeno tanto di nascosto negli ambienti leghisti: in un documento presentato negli scorsi mesi come contributo al dibattito congressuale della Lega, si legge che: «Alcuni decenni or sono Jean Thiriart elaborò la teoria geostorica dell’Eurasia. Il geopolitico belga era convinto che la strada da seguire fosse quella di unire le terre comprese tra Lisbona e Vladivostok in un’unica nazione, uno spazio continentale che prende ragione della sua esistenza dal momento della caduta dell’U.R.S.S. Tale nazione, nella prospettiva di Jean Thiriart, dovrà essere uno stato politico, un sistema aperto e in espansione che sia espressione di uomini liberi verso un futuro collettivo e condiviso. Noi partiamo da questa visione per proporre l’Europa delle Patrie in cui siano i popoli a decidere del loro futuro. Un grande territorio i cui tutti i popoli saranno padroni di decidere seguendo le loro tradizioni come la loro cultura millenaria. Mille patrie in un'unica nazione, quella europea. Vogliamo costruire un’Europa dei popoli federata ad una grande Russia».Il documento, in cui sono presenti contributi di Pietrangelo Buttafuoco e Diego Fusaro [un ittoresco "filosofo" che si dichiara hegelo-marxista; una roba da avanspettacolo, NdR], è stato elaborato dal circolo Il Talebano, gruppo di approdo degli ex militanti della galassia neofascista milanese. I più in vista di essi sono Fabrizio Fratus, esponente storico dell'estrema destra meneghina, già segretario di Daniela Santanché e attualmente impegnato con la rivista Sintesi nella battaglia anti-evoluzionista, e Vincenzo Sofo, attualmente consigliere di zona del Carroccio ma con un passato da segretario di Gioventù Italiana, ala giovanile de La Destra di Storace.Il documento indica varie strade da seguire nella marcia verso destra della Lega, con posizioni apertamente omofobe, xenofobe, e però indicando nella costituzione di una Lega delle Patrie (Fratus è l'animatore dell'associazione Patriae) la possibilità di costruire il Front National italiano. Infatti la Lega non abdica alle sue ambizioni nordiste, ma prova a costruire un fronte con altre realtà indipendentiste nella penisola, anche se per ora il bacino d'influenza della formazione di Salvini è l'area neofascista.Alle ultime elezioni europee il Carroccio è riuscito, per la prima volta nella storia, a conquistare un deputato a Strasburgo nella circoscrizione dell'Italia centrale. Mario Borghezio, volto storico della Lega, è stato eletto grazie all'appoggio di Casa Pound e di altri esponenti dell'estrema destra. L'attività dell'ex ordinovista piemontese nel Lazio è particolarmente frenetica: la presenza di Borghezio ai cortei anti-immigrati di Casa Pound è frequente, e ha partecipato a giugno all'assemblea di Avanguardia Nazionale, appellandosi a Stefano Delle Chiaie come guida per la rivoluzione nazionale. Le amicizie dell'eurodeputato si estendono a Progetto Nazionale, iniziativa promossa dal «barone nero» del neofascismo meneghino, Roberto Jonghi Lavarini, le cui simpatie si estendono da Pinochet a Dugin, con il quale ha avuto modo di scambiare qualche parola durante la conferenza di luglio.
In sostanza: sono pericolosi. Vigilanza.
martedì 9 dicembre 2014
Marxismo-lepenismo
Delle seguenti due affermazioni, l'una è tratta dal manifesto-appello di
Sollevazione (foglio telematico del Movimento Popolare di Liberazione),
"Oltre l'euro l'alternativa c'è", e l'altra è di Duilio Canu,
Vicesegretario Nazionale di Forza Nuova. Sapreste attribuirle correttamente (senza
googlare, s'intende) alle rispettive fonti?
1. Non può esserci giustizia senza sovranità monetaria, la moneta-debito è un cappio stretto intorno al collo di ognuno di noi. Alla stessa stregua di aria ed acqua la moneta deve essere pubblica e messa a disposizione dell’economia reale.
2. Malgrado il sistema di Maastricht avesse subito mostrato crepe strutturali, i circoli dominanti procedettero a dare vita, nel 1999, alla moneta unica. Alle spalle dei popoli, partiti [...] e Parlamenti oramai trasformati in comitati d’affari delle lobbi[es] bancarie e finanziarie, privarono gli Stati della loro tradizionale facoltà di battere moneta. Gli Stati non cedettero soltanto la loro sovranità monetaria, con essa anche gran parte delle loro sovranità politiche e statuali.
lunedì 1 dicembre 2014
Salvini e l'"Associazione Lombardia Russia"
Che i soldi di Putin stiano già svolazzando nelle saccocce di Salvini &
Co.? Leggiamo il discorsetto di presentazione (su fb) dell'Associazione
Lombardia Russia, di cui è "Presidente onorario è Komov. Presidente
effettivo è il giornalista Gianluca Savoini, portavoce di Salvini"
(cfr. qui e qui):
Associazione Culturale Lombardia RussiaCome convinto sostenitore del "materialismo globalista" non posso che essere onorato di avere come nemici questi figli di troia.
L'Associazione #LombardiaRussia è orgogliosa di essere rappresentata a questo forum giovanile in #Russia e ringrazia sentitamente gli organizzatori.
Abbiamo scelto di fondare la nostra associazione proprio mentre la vergognosa azione golpista in piazza Maidan stava arrivando al suo culmine. Era il febbraio di questo anno.
Un anno che coincide con il centenario della Prima guerra mondiale. Ed è tragico che, 100 anni dopo, ci sia ancora chi lavora giorno e notte per causare la Terza guerra mondiale. Questa gentaglia non vive nel territorio russo, anche se opera per far credere alla opinione pubblica europea e mondiale che la Russia oggi è un paese aggressivo e imperialista. Questa gentaglia vuole colpire la Russia non soltanto per indebolire la sua grande leadership rappresentata dal suo Presidente Vladimir #Putin, ma anche per anteporre ai suoi valori tradizionali quelli di moda oggi in occidente: antitradizionali, anti-identitari, anti-sovranisti, antinazionali, anticristiani.
Un Occidente che non rappresenta la vera Europa, ma anzi è contro la vera Europa. La vera Europa dei popoli non vuole essere nemica della Russia, perché memore della grande storia comune tra i due territori facenti parte del grande continente euroasiatico. Un territorio che sarebbe invincibile a chiunque altro nel mondo e che per questo vogliono dividere e magari contrapporre.
La propaganda mondialista cerca di far passare un paese aggredito (la Russia) per aggressore. Mentre la verità è che sono anni che i poteri mondialisti cercano di accerchiare la Russia mettendo basi militari ai suoi confini, utilizzando paesi deboli e soggiogati, che da soli non potrebbero sopravvivere senza il supporto atlantista.
Il crollo dell'Urss è stato una catastrofe geopolitica, come disse Putin tempo fa. Non certo per la sua ideologia, che personalmente noi non possiamo elogiare. Anzi, siamo convinti che gli stessi poteri anti russi di oggi 100 anni fa favorirono la rivolta bolscevica e la guerra civile proprio per indebolire la Russia proprio come cercano di fare adesso. Ma sicuramente il crollo dell'Unione sovietica non ha apportato i benefici sperati alla popolazione russa, soprattutto grazie ad un presidente imbelle e filo occidentale come Eltsin.
Ma con la presidenza di Putin la storia ha cambiato strada e di nuovo concetti come identità e sovranità sono tornati ad essere importanti. E’ di esempio per tutti noi europei, lobotomizzati e colonizzati culturalmente da idee che non ci appartengono per storia e tradizione.
Anche la battaglia in #Ucraina combattuta da civili contro un esercito ufficiale risulta incomprensibile ai maggiordomi dei banchieri e ai servi del materialismo globalista che sono i governanti europei, quelli di #Bruxelles in primis. Si tratta di gente serva del denaro e dei poteri forti, messi li soltanto per eseguire ordini senza dignità, alla faccia della tanto decantata democrazia.
E hanno il coraggio di criticare la Russia! Noi invece, ripeto, siamo orgoglioso dell'amicizia con il popolo russo e opereremo sempre, con i nostri piccoli mezzi, per raccontare la verità alla gente che sempre più, per fortuna, si sta stancando delle balle raccontate dalla propaganda mondialista.
W la Russia! W la libertà! W l'Eurasia dei popoli!
Gianluca #Savoini
Presidente Associazione Culturale Lombardia Russia
domenica 9 novembre 2014
Requiem per il Muro di Berlino
Oggi è un giorno di festa per molti. Ne condivido razionalmente lo spirito, visto che non ho mai amato il "socialismo reale" (finalmente possiamo riappropriarci del "socialismo immaginario", scherzava - sì e no - Vauro all'epoca), ma francamente non condivido quella pur legittima gioia.
La presenza (odiosa? odiosa) di quel Muro testimoniava sì di una maligna frattura nel centro dell'Europa, ma anche di una benefica frattura nella Storia post-1789: con il 1917 un nuovo modello di società diventava reale, ed usciva dal mondo del possibile, e l'eguaglianza entrava nell'agenda del mondo, anche se nel modo peggiore (Stalin prima, Pol Pot in cauda).
Ora, quel Muro significava sì il Gulag e le piramidi di teschi verzicanti nella Cambogia spartana, ma significava anche quel desiderio (razionale) di eguaglianza economica che ora conosce una tardiva ed esitante primavera. I levellers avevano allora le loro "divisioni" (di staliniana memoria). Che queste divisioni siano scomparse è un bene. Che con esse se ne sia andata (incomprensibilmente) anche la speranza (la "speranza armata": politica, pratica) dell'eguaglianza è semplicemente una "catastrofe umanitaria".
Quindi, plaudo e brindo alla distruzione del Muro, e ai 25 anni di libertà guadagnata dai popoli dell'Est. Ma c'è proprio poco da festeggiare, in un mondo ormai costitutivamente (volontaristicamente) privo di un orizzonte alternatico, ed imbarbarito intellettualmente dall'eternizzazione religiosa delle leggi del Capitale.
Buon Anniversario a tutti, comunque.
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